Per un terreno fertile

Per una nascita senza violenza

“Spinga signora spinga!”, mi urla nelle orecchie una voce che non conosco, questo rumore mi fa male, è acuto, fastidioso, assordante. Poco fa dentro la pancia di mamma i suoni erano ovattati, e così prevedibili.
E mamma mia che luce forte forte il neon dell’ospedale, perché mi avete strappato via il filtro della pancia di mamma che mi faceva giochi di naissance hopitalombre e luci, così intime e tranquillizzanti?
E che mi si tira su dai piedi, e che mi si mette sulla bilancia fredda fredda e che mi si taglia il cordone ombelicale prima che io abbia capito come si respira coi polmoni, mamma come bruciano i polmoni quando entra il primo ossigeno! Me lo ricorderò quando aspirerò il fumo della mia prima sigaretta!
Adesso vi caccio uno di quegli urli che vi faccio paura e vi metto tutti in riga! Uno, due tre… UAAAAAAAAAAAAAH!!!!!
Cosa??? Siete contenti? Io urlo a squarciagola e voi vi felicitate con mamma e papà per la bella nascita?
Ma quale bella nascita, io vi denuncio al tribunale per i minori!!

Questa voce è stata azzittita per tante e tante nascite, fino all’arrivo di Frédérick Leboyer, il medico che rifiutò di credere che la nascita dovesse avvenire nel dolore e che il bambino dovesse per forza piangere disperato per annunciare il suo arrivo al mondo.
Mai sentito?
È morto il mese scorso (maggio 2017), a 98 anni, il difensore del contatto pelle a pelle che oggi, dopo quarant’anni, viene preso in considerazione dal personale medico come un atto di grandissima importanza, soprattutto (e certo non solo) per i prematuri. Si deve a lui il gesto di posare il bimbo sulla mamma (o sul papà) subito dopo essere nato.
È l’autore di “Per una nascita senza violenza”, un libro che è stato fondamentale durante la mia gravidanza per aiutarmi a cercare, non più come un intuito ma con cognizione di causa, il luogo e il modo in cui, salvo complicazioni, avrei voluto mettere alla luce il mio cucciolo.
Ve lo consiglio, mamme e papà in dolce attesa. E non solo.
Non ho potuto conoscerlo dal vivo, ma questo articolo è il mio modo per dirgli grazie del regalo che mi ha fatto personalmente e per la presa di coscienza che lentamente ma fermamente si sta insinuando nelle mentalità e negli ospedali. Perché il nascituro è in tutto e per tutto una persona che prova dolore e che merita di essere accolta con tutta la delicatezza, rispetto, amore e protezione possibili. Merita un inizio che possa dargli voglia di rivolgersi con curiosità alle cose del mondo, offuscando almeno un po’ la nostalgia del grembo materno. Tutto il mio lavoro di ricerca sui modi di preservare la meraviglia non possono che cominciare da qui, da una nascita senza violenza.

2 risposte a "Per una nascita senza violenza"

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