Semi di meraviglia: il gioco

Il cadavere squisito berrà il vino novello

Ma che diavolo di modo lugubre di intitolare un articolo?! Marcel Duhamel, Jacques Prévert e Yves Tanguy trovarono invece questa espressione così esilarante da battezzarci il loro nuovo giochetto letterario surrealista. Questi mattacchioni ricavarono la frase “le cadavre exquis boira du vin nouveau”, testando una nuova tecnica per creare inediti accostamenti linguistici, che diventerà un simpatico gioco per grandi e piccoli scrittori: si fa passare un fogliettino nel quale ciascuno scrive una parte della frase (io scrivo il soggetto, poi ti passo il foglietto piegandolo in modo che tu non veda quello che ho scritto, tu scrivi il verbo, una terza persona di seguito il complemento, e così via). Non ci avete mai giocato? A scuola, ovviamente durante le lezioni, ci passavamo di nascosto, di banco in banco, questo foglietto passatempo. Noi però scrivevamo una frase a testa. La storia che ne usciva era il più delle volte assai divertente.

È un gioco che mi piace molto, innanzitutto perché basta avere solo un foglio e una penna e trova un posto in qualsiasi contesto, poi perché, se si fa con dei bambini, permette di ripassare in modo ludico le parti grammaticali di una frase e di vivere sulla propria pelle l’azione in comunità: se si lavora insieme, si va più lentamente, non si può avere un risultato esattamente come lo volevamo noi, sono necessarie delle rinunce e compromessi, ma spesso si arriva a creare qualcosa di più sorprendente e – la storia che si legge alla fine aprendo il foglietto lo dimostra – ci si diverte di più.

imageLa settimana scorsa ho partecipato ad un cadavre exquis un po’ particolare, organizzato da Coolframe durante il Festival dei Beni non Comuni: abbiamo sostituito l’idea delle frasi con un collage di ritagli di giornali e oggetti recuperati in strada (bottoni, pezzetti plastici e metallici, ecc.). Il principio: ciascuno comincia il suo collage lasciando spazio nel supporto di base scelto, poi lo copre lasciando visibile solo una piccola parte, e lo passa ad un’altra persona che, senza visione globale dell’opera, la continua. Il risultato, surrealista, non manca mai di sorprendere e di porre quesiti psicoanalitici. È una bellissima attività che può accogliere simultaneamente adulti e bambini, in uno spazio condiviso che diventa denso di concentrazione e del rumore di forbici e giornali.

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