Semi di meraviglia: il gioco

Giocare col neonato. Attività psicomotorie per 0-3 mesi.

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Sì, lo so… Nel mio scorso articolo vi ho implicitamente consigliato di regalare alla vostra nipotina preferita di nove mesi una scatola di sassi.
Sì, lo so… Questo gesto rischia di essere interpretato dalla famiglia come una simbolica quanto minacciosa dichiarazione di ostilità…
Peccato, perché sono sicura che la piccola avrebbe apprezzato.

Sono contenta di notare per esperienza personale che, malgrado il bisogno convulsivo di comprare – come se la grandezza del mio amore si misurasse con la quantità di oggetti popolanti il mondo del mio piccolo – il solo ingrediente che conta veramente è la presenza.
Il tempo che trascorro col mio bimbo dandogli tutta la mia attenzione.
Esserci, magari con un pizzico di creatività.

Oggi ho voglia di condividere con voi le attività che ho proposto al mio bambino dai 0 ai 3 mesi per accompagnarlo nelle sue scoperte psico-motorie. In francese c’è un termine molto bello per definire chiaramente lo scopo di questo accompagnamento: “l’éveil“. Traducibile letteralmente con “il risveglio”, racchiude tutta una corrente pedagogica che si prefigge di attivare e permettere di sviluppare progressivamente le motivazioni, attitudini e capacità del bambino (dall’introduzione di M. Disoteo a “La musica è un gioco da bambini“).

In italiano, la parola “risveglio” mi suona un tantino presuntuoso, perché al contrario, trovo che frequentare bambini sia una straordinaria occasione per risvegliarci, noi adulti, dal torpore nel quale siamo spesso assopiti.

Ma bando ai giri di parole.

Tra 0 e 3 mesi, i neonati reagiscono positivamente quando si sentono protetti, amano il contatto fisico (cfr. ConTatto è bello: il massaggio del neonato). Manca il sostegno della testa che verrà acquisito durante questi tre mesi. Secondo Jean Piaget, da ora fino ai due anni, ci si trova nella fase sensomotoria, in particolare:

– tra 0 e 1 mese, non c’è ancora imitazione né gioco, ilimage neonato presenta una serie di riflessi innati come stringere le mani e i piedi in presenza di un oggetto, la suzione, il movimento degli occhi e degli arti.
– Tra 1 e 4 mesi, gli schemi sensomotori di base si sviluppano fortemente: vocalizzare, afferrare, guardare, ascoltare sono azioni ripetute spontaneamente nell’arco della giornata. Pian piano il neonato impara ad effettuare connessioni (rido ad un suono che riconosco, metto in bocca un oggetto che afferro, ecc.). Il bambino acquisisce la competenza per ripetere volontariamente un’azione che ha effettuato per caso, ripetendola infinite volte per impregnarsi della sorprendente scoperta sensomotoria.

Quindi come giocare con lui?
a. Ed eccolo qui con noi. Il piccolo è appena arrivato. Il mondo extra-uterino è tutto nuovo e da scoprire. Tutte le azioni che possono rassicurarlo, coccolarlo, riconnetterlo agli elementi che già conosce di noi e del mondo (la nostra voce, il nostro odore, i rumori bianchi, essere raccolto e dondolato, la luce soffusa, i suoni ovattati) saranno probabilmente graditi. Qualche esempio: dondolarlo tra le braccia cantandogli una nenia (ancor meglio se gliela avete già cantata quando era in grembo), lo farà sentire “a casa” anche nella sua nuova dimora e parteciperà allo sviluppo dell’udito e del linguaggio.

b. Il neonato in questa fase ha una consapevolezza globale senza identificare singolarmente i suoi arti. Ecco perché agita gambe e braccia in tutte le direzioni. Ha inoltre il senso del tatto sviluppatissimo e comunica con la mamma e il papà essenzialmente con esso. Massaggiarlo è una splendida esperienza per aiutarlo a capire i limiti del proprio corpo (dove inizia e finisce, di quali parti si costituisce), per sprigionare benessere nel piccolo e nei genitori, per stimolare l’interazione e la comunicazione non verbale. In questo articolo do alcuni consigli per una sequenza semplice di massaggio neonatale.

c. Soffiargli sul viso e sul corpo. Io precedevo il soffio da un suono che lo avvisava che stavo per soffiare (una grossa inspirazione rumorosa): con l’abitudine, mio figlio chiudeva gli occhi prima ancora che l’aria lo raggiungesse, già preparato al gioco. Il suo sorriso mi confermava il suo apprezzamento. Questa attività, come la precedente, aiuta a percepire il proprio corpo e a creare una delicata comunicazione non verbale.

d. Far passare un oggetto davanti al bambino affinché lo segua con gli occhi. Meglio se si tratta di un oggetto che  produce un suono. Noi passavamo con una mano sfregando le dita. All’inizio la sua attenzione veniva carpita solo per brevissimi istanti, col passare delle settimane e dei mesi la precisione dello sguardo è diventata sempre più fine, il gioco sempre più complesso, fino a creare una danza a due tra l’oggetto e il suo sguardo (con relativa testolina a seguito). Consiglio di far passare l’oggetto davanti al piccolo da un estremo all’altro per invitarlo a seguirlo con la testa (azione che aiuta a tonificare i muscoli del collo).

e. Raccontargli delle storie. Preferibilmente usando pupazzetti che fanno rumore. Io usavo i suoi pinguini di legno con i sonaglietti. Ogni personaggio aveva una voce diversa e produceva sbattendo col legno e i campanelli un suono che attirava la sua attenzione. Spettatore della mia narrazione fumettistica, era per me uno spasso vedere come seguisse con la testolina il muoversi dei personaggi, guardandomi sorridente e perplesso quando cambiavo il tono di voce. Mi sembra un ottimo modo per introdurlo alla storia narrata e, più in là, alla storia letta.

f. Un classico che non invecchia: le pernacchiette sulla pancia, rigorosamente ad ogni cambio di pannolino. Gli effetti positivi non sono stati (ancora) scientificamente provati, ma per noi è diventato un rito, un momento intimo e divertente che perdura nei mesi.

g. Appendere un oggetto mobile sopra di lui, nella culla o sul fasciatoio. Di solito si consiglia in bianco e nero o con forti contrasti, per facilitare la visione non ancora sviluppata del bambino. Montessori ne propone vari tipi che si trovano facilmente in commercio, ma se avete un po’ di tempo consiglierei piuttosto di farli da soli, attaccando per esempio ad un bastoncino dei fili con delle figurine che potranno variare nei mesi. Mi ero riproposta di costruirne uno, ma poi un’amica mi ha portato dall’Africa dei deliziosi pupazzeti di stoffa che sono diventati “gli amichetti della savana” di mio figlio. All’inizio capitava quasi per caso che lo sguardo ci cadesse sopra, poi ha cominciato a sorrider loro, a seguirli con lo sguardo, fino a sfiorarli con le dita.

E per voi, quali sono state le prime… “interazioni psicomotorie” col vostro piccolo?

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