Semi di meraviglia: parole al vento

Via le luci della ribalta! Ecco perché con me tuo figlio non sarà un bambino prodigio.

imageNon insegno teatro ai vostri figli per farne dei piccoli attori.
Quando dite a vostra figlia affinché io senta: “Glielo hai detto alla tua maestra di teatro che hai fatto la tua prima pubblicità?” sorrido solo per cortesia, non perché sono fiera.
Certamente può essere una bella esperienza, se viene accompagnata adeguatamente dall’adulto, spiegata e vissuta per quella che è, allontanando lo spettro del protagonismo. La sindrome della piccola star dello schermo è quanto di più deleterio possiamo offrire ad un adeguato sviluppo psico-sociale del bambino.
Ma io non sono lì per questo. Al contrario.
Io sono lì per insegnar loro, ci provo con tutti i mezzi di cui dispongo, che siamo mattoncini di uno stesso edificio, che senza uno di noi la struttura prima o poi crolla, o arranca, che siamo responsabili per l’altro e per il tutto.
Un’allieva molto dotata, che in spettacoli passati aveva ricevuto grandi elogi a discapito dei colleghi in scena, mi ha detto un giorno di voler lasciare il progetto perché voleva “brillare”, e con me temeva non sarebbe successo. Le ho detto che aveva ragione, che era libera di partire perché sarebbe stata frustrata se quello era il suo obiettivo, che io mi riproponevo di farle vivere un altro tipo di esperienza. È rimasta, anche la stagione successiva. Non ha brillato come una solitaria stella cadente, ma come tutto il firmamento.
Non si tratta certo di reprimere i talenti, né le singole personalità, ma di creare un equilibrio scenico che liberi le potenzialità di ognuno, come un coro dove gli assoli siano melodia, senza incitare a fare paragoni tra le voci.
Shakespeare scriveva che il mondo è un palcoscenico e noi non siamo che banali attori. Nella vita come sul palco possiamo accettare questa “banalità”, trasformandola in una splendida occasione di incontro o lottare con le unghie e con i denti per emergere, competitivamente, credendo che questa luce su di noi ci possa davvero rendere speciali. Mentre speciali lo siamo, ma nella nostra fragilità, nella nostra umanità, nella nostra irripetibile ripetitività.

Parte del tutto siamo, di un tutto in cui il rispetto dell’altro e del nostro pianeta non è un gesto di cortesia, ma l’ingrediente  principale per costruirci una vita se non felice, per lo meno serenamente in sintonia.
Per questo insegno teatro. Se vorrete, ai vostri figli. Ma camminando, ve ne prego, nella stessa direzione.

Controbuti fotografici @lauralafon.

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