Semi di meraviglia: parole al vento

“Sì, vabbè, ma da uno a dieci, quanto mi dai?”. Bocciature e voti a scuola.

Non credo nei banchi di scuola che anchilosano i corpi fatti di movimento dei bambini;
imageNon credo nei voti, né positivi né negativi, che riducono il bambino ad una griglia numerica inibendo le potenzialità individuali; spezzando l’autostima; riducendo il piacere di imparare, al desiderio di una ricompensa o alla paura di una punizione; creando una società fondata sulla concorrenza e competizione (se c’è un migliore, c’è un peggiore);
Non credo nei programmi che non tengono conto della realtà, dei diversi tempi di apprendimento, delle reali esigenze e sete di conoscenza del bambino e del posto che il bambino occuperà nella società di domani;
imageNon credo nello studio delle materie prese individualmente, che chiudono il sapere in compartimenti stagni invece di valorizzare le infinite connessioni tra le scienze, tra le cose, che ci insegnano che siamo parte del tutto.
Sarei tentata di dire che non credo neanche nella scuola, ma da una parte sono consapevole che bisognerebbe rivoluzionare tutto il sistema, che, detta in modo riduttivo, bisognerebbe smettere di fondare (un esempio tra tanti) la nostra repubblica sul lavoro (e quale lavoro?) per incentrarla sull’essere umano, e dall’altra, so che ci sono delle buone alternative, già operative nel mondo, che tengono conto di tutti i “non credo” di cui sopra.
Penso all’asilo nel bosco, agli approcci pedagogici libertari, alla pedagogia Montessori, al sistema scolastico finlandese.
Proprio in Finlandia – per chi ama i migliori – già campione nella classifica internazionale Pisa, è in atto una riforma che prenderà ufficialmente inizio nel 2020, che prevede un radicale cambio di paradigma: via le materie, gli insegnanti diventeranno dei facilitatori per un apprendimento pluridisciplinare che vedrà incontrarsi, nello stesso momento, i saperi propedeutici ai temi trattati.
Questa nuova legge che crea tanta ansia e che abolisce le bocciature alle medie e alle elementari non è che una goccia nel mare, verso una scuola che diventi un bel posto dove imparare. Peccato che si tocchi la superficie senza intaccare il fondo del sistema. Peccato che si continua a insegnare in modo frontale, con bambini in esubero possibilmente inchiodati alle sedie. Togliere la bocciatura (senza tra l’altro eliminare i voti) è solo un modo di privare gli insegnanti di un’arma nella guerra del “devi imparare” (quello che dico io, come e quando lo dico io) tra allievi e professori.
Niente di nuovo, né di davvero buono dunque, per quegli insegnanti che nonostante gli infiniti ostacoli imposti dalla cultura imperante, riescono ugualmente a fare il loro mestiere con tanto amore da trapelare negli allievi, da trasmettere al di là delle righe dei quaderni, la bellezza rotonda dell’imparare cose nuove, dell’esplorare le possibilità di quella conoscenza non pedante che “li renderà liberi”.

Fa ancora eco in me il bambino che mi porta alla fine del corso di teatro un disegno. Con un gran sorriso me lo porge e mi dice: “È per te”
Io: “Grazie, che bello, questa sono io!”
Lui: “Da uno a dieci, quanto mi dai?”
Io: “…”
Io: “È un regalo, un gesto bellissimo, è un gesto di gentilezza, d’amore, come si fa a quantificare un sentimento?”
Lui: “Sì vabbè, però, quanto mi dai da uno a dieci?”

3 risposte a "“Sì, vabbè, ma da uno a dieci, quanto mi dai?”. Bocciature e voti a scuola."

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