Per un terreno fertile

Plasticità e neuroni. I neonati sono dei geni.

Stamattina ti sei svegliato prima di mamma e di papà e li guardi silenziosamente dormire. Sospiri un po’.

Sono teneri, in fondo.

Malgrado i loro limiti.

Queste tenere creature che hanno solo 300.000 miliardi di connessioni neuronali.

Tu che ne hai un milione di miliardi.

Avere dieci mesi e non sentirli.

Lo sai che ti toccherà imparare a comunicare con la loro lingua, perché la tua, ancestrale, magica, telepatica… proprio non ce la fanno. E dire che a 30 anni si erano pure fissati con l’esoterismo, e pagavano ridicoli guru per imparare a sentire l’aldilà, le “energie”, perché “cioè, troppo alternativo”. Ma il tuo aldiqua, niente da fare. E vabbè, si sono bruciati le connessioni neuronali con l’età. A te pure, toccherà cominciare a farlo: nel giro di due anni, ti dovrai liberare di gran parte dei neuroni inutilizzati, per diventare l’adulto che sarai. Dimenticare il genio che sei stato, per adeguarti ad una mediocre vita da persona grande.

connessioniCrescere significherà per te perdere i due terzi delle tue fantastiche possibilità, per rafforzare il terzo più utilizzato. Già. Lo sai che il tuo cervello non si occupa di qualità, ma solo di quantità. Questo significa che le connessioni meno o affatto utilizzate spariranno. Anche quelle preziosissime, se non usate. A nove mesi avresti saputo distiguere chiaramente i suoni dell’aramaico antico e del cinese mandarino. A dodici mesi, niente, se non ti ci hanno messo in contatto, ti sei giocato quelle specifiche connessioni neuronali, per concentrarti sulla tua lingua. Vabbè, mi dirai, sopravviverò anche senza l’aramaico.

Ma c’è infinito lavoro da fare per selezionare il terzo di informazioni da mantenere. Quando getti a terra per centinaia di volte il cucchiaino in terra, papà – egocentrico – crede che tu lo stia facendo per lui, per giocarci o fargli un dispetto. Non capisce che hai appena scoperto che c’è una legge che fa sì che quando apri la manina, gli oggetti cadano a terra. Ci provi centinaia di volte per assicurarti che sia un fatto costante. La scienza si basa su alte percentuali di ripetitività. Hai notato che il cucchiaino cade in modo diverso rispetto ad un pezzetto di carota, che a sua volta cade in modo diverso rispetto al bavaglino. Però se ti sdrai e apri la manina – questa scoperta è altrettanto allarmante – gli oggetti non cadono sul soffitto. Ti restano in mano. Ciò è così grave che potresti chiamarla “legge della gravità”. Provi a comunicarlo telepaticamente a tua padre che ti guarda e dice “Pappina! Tu mangia pappina! AAAAAAM! Ancora un cucchiaino a papà! AAAAMMM”. E vabbè. Ti viene da ridere. Papà è contento, ride anche lui.

Quanto è tenero…

Vorresti anche dirgli che hai scoperto un sistema fantastico di propulsione di oggetti: se spingi dell’aria forte forte dentro ad un tubo all’interno del quale avrai messo un oggetto, quello viene propulso lontano, dalla forza dell’aria… per dimostrarglielo gli schizzi in faccia la pappina. E ridi, perché questa scoperta è fantastica, potrebbe rivoluzionare il mondo! Stai ancora pensando a che nome dargli, ma ti accorgi che mamma sta facendo una faccia arrabbiata. Mamma che paura! E se poi non mi amano più? Ecco, ti viene da piangere…

Stamattina ti sei svegliato prima di loro. Papà russa, mamma mugugna il tuo nome dormendo.

Ti trovano così irresistibile, che non fanno che coccolarti, baciarti, accarezzarti. Neanche lo sanno che senza quelle carezze moriresti. Neanche lo sanno, che con il loro spassionato amore e il loro contatto fisico, comunicano molto più che con il linguaggio, ti nutrono di amore. Che in fondo, chissenefrega di tutti i miliardi di neuroni che butti ogni giorno nel dimenticatoio, tu anche li ami. Così tanto che vuoi essere come loro, vuoi muoverti, camminare, parlare, essere limitato come loro. L’amore vince sull’intelligenza. “Essere con”, vince sulla tua solitaria genialità inascoltata.

Oggi è un altro giorno di magnifiche avventure e magnifiche scoperte, ti dici. Ti dici: “Spero che mi offriranno tanto del loro tempo, per stimolare quelle connessioni neuronali che più mi spiacerebbe perdere. Spero mi faranno ballare, respirare la natura, esplorare, ascoltare il vento e la musica, che mi racconteranno storie che non capisco, ma dalle quali potrò pescare parole che un giorno, con grande sorpresa, tirerò fuori come uno stendardo, creando meraviglia in tutti gli astanti! Mi piace stupire! Spero che giocheranno con me. Che mi accarezzeranno tanto. Che capiranno che non faccio i capricci, ma studio, lavoro sodo, provo ad organizzare le mie debordanti emozioni, cresco. E che per loro, divento come loro“.

Apri la bocca e produci un piccolo suono, simpatico. Mamma apre subito gli occhi ché sembra in un film di Hitchcock, ti guarda e sorride come se avesse visto l’ottava meraviglia del mondo. Anzi no, perché ha visto l’ottava meraviglia del mondo.

Papà si rigira nel letto e dice “Tre a zero”. Poi apre gli occhi e guarda mamma che guarda te. Ti prende in braccio e restate così, perfetti, in un secondo fatto di eternità, tutti e tre, teneri, fragili, perfettibili, beati.

(Fonte: Le leggi naturali del bambino. La nuova rivoluzione dell’educazione).

7 risposte a "Plasticità e neuroni. I neonati sono dei geni."

  1. Che bello questo racconto. È vero siamo noi che spesso, forse per troppo amore, condizioniamo le scelte e le vite dei nostri figli. Dovrebbero sempre rimanere puri come quando sono neonati

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  2. Che bello! Pensa alle possibilità che possiamo dare loro stimolando anche solo parte di quelle meravigliose connessioni…
    Mi è piaciuto moltissimo il passaggio sull’amore e sul contatto, senza cui si morirebbe.
    hai trovato un modo davvero semplice e comprensibile per spiegare importanti scoperte sui bambini, brava come sempre!

    Piace a 1 persona

    1. Grazie! A me ha divertito molto scriverlo, perché a volte è quello che mi sembra di leggere negli occhi del mio pupetto, quando non capisco quello che mi vuole dire, ed è chiaro per entrambi, che quella dura di comprendonio sono io!!

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