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Zii e nipoti. Supereroi nell’ombra.

Qualche tempo fa ho parlato del prezioso rapporto tra nonni e nipoti, oggi mi sembra doveroso spendere qualche riga su una relazione meno osannata ma non meno degna di nota: quella con gli zii.

Gli zii conoscono la mamma o il papà in un modo unico. Hanno vissuto l’infanzia alla loro altezza e si sa, il mondo, visto sotto il metro, ha spettacolari ed inedite prospettive. Gli zii sanno segreti delle mamme e dei papà, che i nonni manco immaginano. Talvolta c’erano persino quando si sono fatti la prima sbucciatura, alla perdita del primo dentino, quando hanno imparato ad andare con la bicicletta senza rotelle, alla prima delusione amorosa, alla prima sbronza o alla prima sigaretta, o ne sono stati al corrente prima degli altri. Perché gli zii, da piccoli, avevano udito e odorato fini ed erano molto meno fessi di quanto crediate. Sono forse rimasti nascosti insieme al tuo genitore, tantissimo tempo, sotto il lettone matrimoniale, per fare buuh! supereroina2ai nonni, e hanno probabilmente combinato una lista innominabile di marachelle che farebbero rabbrividire la piccola Mercoledì della Famiglia Adams.  Sono stati esserini terribilmente sadici ed amorevolmente solidali con i tuoi attuali mammine o papirini, in un arco di tempo che copre almeno l’infanzia, forse l’adolescenza, per alcuni persino l’età adulta. Questa conoscenza crea già di per sé un ponte prezioso perché tu, bambino, possa attraversarlo andando dai tuoi genitori ai tuoi zii, andata e ritorno, tra presente e passato, e nutrire le tue piccole delicate radici, affinché diventino una solida base per la quercia che diventerai (o preferisci essere un bel castagno?).

Tra tanti esempi, ho voglia di citare i libri che mi ha passato mio zio Bruno, capendo più degli altri la mia indole e i miei interessi, che hanno contribuito a rispondere alla mia furiosa curiosità letteraria e che fanno ancora tutti preziosamente parte della mia biblioteca e dei miei ricordi adolescenziali. Il manuale di filosofia che mi portavo in spiaggia quando vivevo la mia personale esperienza da “poeta estinta”, la ricerca della felicità di Schopenhauer, la storia delle donne, le favole di paesi lontani, persino Il nostro bisogno di consolazione di Stig Dagerman (difficile, importantissimo libro che mi ha aperto a nuovi modi di pensare. Ricordo con molta tenerezza quando il giorno dopo questo regalo mio zio mi chiamò, col pensiero ansioso che potessi prendere alla lettera le estreme parole (e gli atti) dell’autore).

Gli zii hanno passioni e universi che vengono trasmessi saltando trasversalmente le generazioni, un modo di comunicare che i genitori e i nonni non hanno – perché troppo vicini – manca loro quella distanza minima che permette la messa a fuoco. Gli zii vedono cose nei nipotini che gli altri non vedono. Gli zii possono permettersi l’intimità di un familiare e la sfacciataggine di un amico. Possono permettersi il gioco tra pari e il rimprovero dell’adulto.

Gli zii sono lì per mostrare un’altra sfaccettatura dell’amore, un altro modo di amare e di esserci. Sono lì a riempire gli spazi di amore, attenzione e cura, lasciati inavvertitamente o inevitabilmente vuoti da nonni e genitori. Sono le casette di marzapane che trovi nel bosco quando pensavi di esserti perso. Gli zii sono belli. Sono lì per tutti questi motivi e magari, magari, magari… anche per mettere al mondo il tuo cuginetto… Perché sì, anche la compagnia di un cugino è proprio una bella esperienza… (Ma per l’importanza dei cugini rimando, per il momento solo in modo ironico, ad un ulteriore articolo…).

 

 

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