Per un terreno fertile

Bambini piccoli e scenate in pubblico: io speriamo che me la cavo

Ci sono due luoghi in particolare che sono per me, da prima ancora di avere figli, la location perfetta per i più terrificanti film d’horror sulla disfatta della mamma: il supermercato e i trasporti pubblici.

Forse è per questo mio sconsiderato terrore delle scenate disperate di un bambino nei centri commerciali, che mi faceva tanto ridere la pubblicità un tantino di cattivo gusto dei condom. Sì, sì, quella che chiosava un bimbo che si gettava per terra urlando: “VOGLIO LE CARAMMMMMMELLLEEEEEE!!!” con la scritta “Usa i preservativi”.

Ora non vado quasi più nei supermercati (non per colpa di questa fobia). La possibilità di tale fatidica scenata fatta in un mercatino o dal fruttivendolo, in cui mio figlio urlerebbe, strappandosi i capelli: “VOGLIO IL PEPERONEEEE ROSSOOOO!!!” mi fa meno paura. Sarà che il fruttivendolo è accomodante e sempre di buon umore. Sarà che un peperone rosso, di tanto in tanto, potrò pure accordarlo a mio figlio.

tram coi bambiniMa il terrore della scenata nei mezzi pubblici è rimasta. L’aspirante attore principale del mio terrificante film, non camminando ancora sulle proprie gambe e essendo ancora sempre così pacato nella fascia, sta per il momento facendo le prove a casa. Alla prima obiezione o intralcio nei suoi intenti, da almeno una settimana, scalda il motore intonando grida che hanno la potenza dell’hard core e l’altezza tonale dei Cugini di Campagna.

Ho pochi mesi ancora per prepararmi. Forse si tratta già di settimane. Monta in me l’affanno e il senso di inapropriatezza. Che farò?! Come mi comporterò, a parte sudare d’imbarazzo e aspettare la fermata per precipitarmi fuori, lontana dagli sguardi inquisitori o colmi di pena o di “non è che se hai voluto avere figli devo scontarla io“?

Ne ho già un po’ parlato in due articoli precedenti, concentrandomi essenzialmente sull’inutilità di usare la violenza (si trattava degli articoli intitolati: E da un pugno chiuso una carezza nascerà e Il culetto è mio, è mio perciò la sculacciata, no no no) e sulle tecniche di ascolto attivo.

Qui oggi vorrei approfondire il tema della crisi in luogo pubblico attraversando i consigli d’Isabelle Filliozat, psicoterapeuta e autrice di 18 libri starvenduti e stracitati  nel mondo francofono.

Il primo consiglio, che per me è sempre stato fondamentale anche quando organizzo laboratori per bambini, è quello di mantenere la calma usando un tono di voce pacato, anche se deciso. Provate anzi ad abbassare il volume un po’ più del solito. Lo sforzo compiuto dal bambino per sentire la nostra voce lo costringerà a doversi concentrare e lo inviterà a ritrovare il suo centro.

Soprattutto se il bambino sta vivendo una crisi molto violenta, è importante cercare di stringerlo tra le proprie braccia per contenerlo ed evitare che si faccia male o faccia male a qualcuno. Il contatto fisico permetterà inoltre al piccolo di ritrovare i suoi punti di riferimento affettivi e a sviluppare l’ossitocina (l’ormone del benessere) necessaria a contrastare il cortisolo (l’ormone dello stress).

Una volta che il culmine della crisi è passato (durante il quale sarà del tutto inutile provare a comunicare verbalmente con lui, preso com’è da un vortice di emozioni incontenibili che il bambino non è in grado ancora di gestire da solo), può essere utile proporre al piccolo dei compiti precisi.

Pochi giorni fa ho letto, purtroppo non so più dove, che pressoché tutti i problemi di un bambino (e forse non solo) sono originati dalla frustrazione di due bisogni primari: l’appartenenza (sentirsi parte della famiglia, del gruppo, della società, etc) e il sentirsi utili.

Dare un compito ad un bambino risponde ad entrambi questi bisogni.

Può essere quindi un’idea, se siete sul tram, di chiedergli di andare a timbrare il biglietto, o di aiutarvi a portare degli oggetti, o a tenere d’occhio la fermata schiacciando il bottone per scendere. Se siete a fare compere, sicuramente è una buona idea condividere con lui le numerose azioni da svolgere (passare i prodotti alla cassa, pesare la frutta, ripassare la lista della spesa). Impiegherete sicuramente molto più tempo, ma diventerà per il bambino un’occasione per fare un po’ di matematica, per sviluppare le sue competenze esecutive, per trascorrere del tempo con voi, sentendosi utile e parte della famiglia.

Filliozat consiglia, nel culmine della crisi, di non cedere alla richiesta di carammmelle del piccolo scellerato, ma di attraversare questo momento difficile insieme, insegnandogli a decodificare le sue emozioni e a “guidare il proprio cervello”.

Questi consigli non trasformano le mie paure in un film romantico, dove mi immagino, leggiadra, di transitare idillicamente con mio figlio da un mezzo di trasporto all’altro. Ma almeno mi permetterà, lo spero, di provare a sfoderare tutti questi strumenti, uno dopo l’altro, parlar piano, respirare forte, ricordarmi che a vivere questo momento difficile siamo in due. Io come adulto, socialmente imbarazzato. Lui come bambino, emotivamente impreparato.

10 risposte a "Bambini piccoli e scenate in pubblico: io speriamo che me la cavo"

    1. Grazie Stefania! Più che per formare il carattere mi piacerebbe poter dire (essendone in grado), di poter accompagnare il bimbo nella conoscenza di sé, nel rispetto della sua indole e degli altri esseri umani che incontrerà…

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  1. Ho provato e riprovato, ma supermercato e centri commerciali per me sono tabù. I miei figli hanno capito la solfa e si divertono a mettermi in imbarazzo con capricci esagerati. Come ho risolto? Al supermercato ci vado da sola e se non posso faccio la spesa on line. Mi sono arresa e aspetto che crescano per portarli ancora con me

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