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I suoi libri preferiti a 13 mesi.

Qualche mese fa esprimevo, in quest’articolo, il mio amore per i libri e il mio desiderio di riuscire a trasmettere tale legame amoroso a mio figlio. All’epoca aveva nove mesi e il suo interesse per l’oggetto in sé era abbastanza limitato. Col passare del tempo, si è appassionato alla tecnica manuale del prendere le pagine, sfogliarle, andare avanti e indietro, chiudere e aprire; alla manipolazione della diverse materie e consistenze, fino ad arrivare a strappare ed assaggiare, ovviamente tra i libri più sporchi del catalogo.

Da un paio di mesi, però, grandi rivoluzioni! Non solo ho la sensazione che proprio li scelga, ma quello che è certo, li distingue. C’è il libro della musica, di quelli che se schiacci il pulsantino, si attiva la musichetta. Io lo dicevo così per dire, quando ho esclamato: “e vai a mettere un po’ di musica che qui è un mortorio!”… e vederlo scendere dal divano, trotterellare fino alla pila di libri cartonati, aprire la pagina specifica e col ditino attivare la canzoncina greca del libro delle musiche del mondo, applaudendo soddisfatto verso di me… è stato come assistere all’apparizione di Mastro Lindo dopo che una mandria di festaioli ti ha devastato casa a sorpresa, come farsi una passeggiata pomeridiana sulla luna, come assaggiare per la prima volta una granita di vero limone in piena estate tropicale…

C’è poi il libro con le lettere e le parole, con dentro la lettera Esse che accompagna il disegno del serpente. Ha imparato a dire la esse. La dice ridendo. La esse è decisamente una consonante divertente. Ma per un adulto con solo qualche migliaio di neuroni, al quale sfuggono le trascendentali sfumature di questo suono, che si diverte quindi con poco, è assai divertente giocare al: “Ma dov’è la sssssss di serpente?” e vederlo sgattaiolare verso l’abbecedario alla ricerca della pagina corrispondente.

Insomma, a tredici mesi, li riconosce. Forse li sceglie. In ogni caso, capita che ne prenda uno e ti guardi per farselo leggere, o si metta lì solo soletto a sfogliarne uno della pila, parlando la sua lingua da folletto, piena di consonanti e di magnifiche intonazioni e, ne sono certa, qualche imprecazione.

I suoi libri preferiti sono essenzialmente quelli che aveva da quando era piccolo. Nei mesi ha imparato a conoscerli e invece di annoiarsi, la relazione si approfondisce:

Con “Dov’è il mio scoiattolo?” (libro tattile), ride prima che io arrivi al colpo di scena finale,  molto spesso gira lui stesso le pagine che gli interessano, tocca le parti in tessuto con disinvoltura, lo manipola con agilità, lo chiude quando “mamma adesso basta”.

Con “Prot“, un nuovo mondo si apre ora ai nostri orizzonti… da qualche giorno ridiamo infatti tutti spassionatamente delle sue puzzette. All’improvviso, si è reso conto che quegli incredibili concerti non solo venivano dal suo corpo, ma che lui ne era il magico direttore d’orchestra. Questa consapevolezza è fonte di gioia e ilarità non solo per il maestro, ma anche per gli appassionati spettatori-ascoltatori. “Prot” ci darà certo modo di approfondire questo argomento da un punto di vista, diciamo, letterario.

Tra le new entry libresche, consiglio assolutamente dai dodici mesi in poi, i libri musicali. Sono libretti cartonati con dei piccoli bottoncini grigi. Schiacciando una volta il bottoncino, si attiva la musichetta che poi si arresta da sola, ma il pupo può spegnerla quando vuole rischiacciando il tasto. Ne abbiamo ricevuto uno in regalo con le musiche del mondo e siamo rimasti stupefatti dall’abilità con la quale nostro figlio sapeva scovare, dal primo istante, il bottone, anche se molto discreto. Con la musica greca, la sua preferita in assoluto, ci ha d’altro canto deliziato con la sua prima danza, dondolandosi da un’ischione all’altro e una concentrazione da vero danzatore professionista.

Ne abbiamo comprati vari, tra cui quello con le canzoncine di Natale, che ormai ci ronzano in testa 24h/24h, anche quando la musica non c’è più da ore e ore. Ricordatevi di spegnere l’interruttore, altrimenti le batterie si scaricheranno prestissimo (è uno sbattimento trovare quelle giuste e il cacciavitino per aprire l’apposito contenitore).

nirvanaIl librino musicale più carino che ho trovato in commercio, senonché perché le canzoni sono simpatiche da ascoltare anche per gli adulti e questo permetterà una più lunga e felice convivenza con l’oggetto musical-ripetitivo in questione è: “Mes premiers airs de rock“, anche se l’edizione è in francese, non avrete bisogno della lingua per divincolarvi tra le proposte dei Nirvana, Beach Boys, Rolling Stones, Elvis Presley e compagnia bella). Buon ascolto!

Un po’ prestino, ma non mi pento dell’acquisto, sono i libri animati, che hanno finestrepompieri2 da aprire, rotelle da girare, parti di libro da spostare. Sono un po’ delicati per la virulenza dei movimenti del mio piccolo, ma passiamo comunque dei bei momenti insieme anche se alla prima distrazione ci sono pezzi di pagina che svolazzano per la casa, tranciati per sempre… o per sempre incerottati. Un bell’esempio (in francese, ma la lingua, in questo genere di libri, poco conta ancora), soprattutto per i piccoli appassionati di pompieri è “Les Pompiers” di Ed. Casterman. Ci sono tante finestrelle curiose, pezzi che si possono allungare e accorciare, i disegni sono semplici, colorati, accattivanti.

Di tutt’altro genere, questo purtroppo solo per i francofoni, è il bellissimo libro per imparare a familiarizzare con le lettere: l'”Abécédaire” di Xavier Deneux. Ogni pagina una lettera in rilievo, affinché il bambino possa seguirne il tracciato con il dito, come con le lettere smerigliate di Montessori, una o più parole che cominciano con quella lettera, e il corrispettivo disegno. I colori sono vivi e i disegni stilizzati, perfetti per attirare l’attenzione del bambino. I disegni offrono poi, attraverso i rilievi, alcuni giochi tattili, come la G di garage il cui solco si può attraversare col dito come con una macchinina, per parcheggiarlo nel garage. È un po’ lo stesso principio di “Primi voli in lettura. Apprendere nella scuola dell’infanzia con il metodo analogico“, che acquisterò sicuramente, anche se purtroppo quest’ultimo non sfrutta la possibilità tattile del rilievo, tale mancanza lo rende meno interessante per un bambino la cui prospettiva della scrittura e della lettura è ancora lontana. Ciò non toglie che, accompagnato da un adulto, già da subito presenta belle suggestioni, e poi ritengo sia una buona tattica, vista la mia esperienza attuale, quella di far entrare questi libri nel loro universo prima del “previsto”, poiché non solo i piccoli sapranno trovarne un interesse a noi sconosciuto, ma anche perché quando sarà il momento giusto, l’oggetto sarà a loro già familiare (si può eventualmente far sparire di tanto in tanto affinché non annoi). Condividerò con voi la mia esperienza quando me lo sarò procurato.

Ci sono poi i libri illustrati per bimbi più grandi e i racconti su questo librone vecchio e puzzolente senza immagini. Scelgo quelli che più piacciono a me, che hanno un messaggio che mi piacerebbe trasmettere a mio figlio, o qualcosa di totalmente nuovo anche per me, e li leggo ad alta voce. A volte mi ignora, a volte sembra lasciarsi dondolare dal suono delle parole e gioca guardandomi di tanto in tanto, a volte viene a “disturbarmi”, chiude il libro, cerca di afferrare le pagine, mi sta vicino. Non mi importa se serva a qualcosa. È un momento condiviso, in cui gli propongo semplicemente il mio universo. E me lo godo.

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