Per un terreno fertile

TV e sviluppo cognitivo: cosa dicono le neuroscienze

Mamme!! Ma non vorrete mica che il vostro piccolino a sette mesi non sappia ancora contare, cantare e fare tutti i versi degli animali, chiamandoli con la loro zoo-nomenclatura in latino, vero?

Meno male che esistono i dvd educativi che faranno del vostro cucciolo un Genius, ma che dico mai, un mini Einstein, un baby Monster delle scienze e tecnologie, senza dimenticare i canali assolutamente senza pubblicità per i vostri piccoli fino a 3 anni, per imparare a parlare come un vero presentatore di video quizzzz letterari!

No, mamme no.

Non esiste niente di più educativo di voi stesse, per fare del vostro piccolo uno specialista dello scioglilingua. E possibilmente senza fretta, per lasciare pacificamente il suo sistema svilupparsi in modo armonioso, come gli dètta la Natura e Darwin.

No, mamme no. Prima dei tre anni, NON esistono video educativi. Lo dicono tutti gli studi scientifici svolti fin ora, concentràti sugli effetti degli schermi sull’apprendimento e lo sviluppo cognitivo dei bimbi.

Le trasmissioni per neonati preparano all’istupidimento tanto utile a terzi, creando il piccolo consumatore assuefatto e dipendente di domani. Senza contare la pubblicità indiretta (mai visto nei negozi di cibo o di giocattoli, confezioni con l’effigie dei simpatici personaggi dei cartoni animati preferiti del vostro piccolo? Mai provato a dire “no, tesoro, non te lo compro” ad un bimbo sotto i tre anni al supermercato?).

Se non ne avete ancora sentito parlare, vale la pena citare lo studio di Winterstein e del suo collega Robert J. Jungwirth, che ha pubblicato nel 2006 i risultati della sua ricerca durata per 17 anni. Suggestivo è in particolare il suo “Mensch-Zeichen-Test” (MZT): si chiede al bambino di disegnare una persona, la completezza dell’immagine realizzata viene poi analizzata attraverso 13 parametri (ad esempio, sono stati disegnati vestiti, capelli, orecchie, collo, braccia? Quante dita? Con che proporzioni?).

Questi sono alcuni esempi di disegni di bambini esposti alla TV meno di 60 minuti al giorno:

fino a 59min

Vediamo qui disegnati il collo, le orecchie, i vestiti, il naso, le cinque dita, dettagli come le sopracciglia.

Questi invece, i disegni, molto più poveri di dettagli, di bambini della stessa età, esposti alla televisione per almeno 180 minuti al giorno:

180min tv

Qui, per capire la forza dell’esperimento, il disegno di bambini esposti quotidianamente alla TV, che hanno subìto traumi familiari:

traumi copia

A partire da questo studio, effettuato su 1900 bambini, Winterstein e Jungwirth hanno potuto concludere come una prolungata esposizione al televisore sia causa di un evidente impoverimento della capacità di rappresentazione:

“Un cervello si impregna correttamente delle cose soltanto se le scopre attraverso vari sensi, ossia l’udito, la vista, l’odorato e il tatto. E, da questo punto di vista, la televisione è una fonte di informazione piuttosto povera se comparata al mondo reale” (Winterstein).

Michel Desmurget, appassionato di cervelli umani, va oltre, nel suo giudizio sugli effetti della tivù, parlando in modo provocatorio di TV-lobotomia. Egli afferma infatti che i danni della televisione sono tangibili anche se il bambino non vi è esposto direttamente, come quando, per esempio, il piccolo sta giocando nel box con lo schermo acceso in sottofondo.

Questo perché, ci spiega, lo sviluppo cognitivo del neonato ha un’evoluzione prevedibile. Il bambino comincerà ad interessarsi agli oggetti, magari prenderà in mano il pupazzetto o il cubo colorato per qualche secondo, disinteressandosene quasi subito. Successivamente lo terrà in mano più a lungo, analizzandone di volta in volta le varie potenzialità, poi prenderà un secondo gioco e comincerà ad inventarsi combinazioni  tra i due. La sua relazione agli oggetti diventerà quindi esponenzialmente più complessa. Se il bambino viene distratto, perché ad esempio un suono forte o curioso attira l’attenzione del piccolo, questo processo di complessificazione non avrà luogo. Questo è vero anche, ci avvertiva già Maria Montessori prima dell’avvento della TV, quando si interrompe in continuazione un bambino che è assorbito dai suoi giochi. La sua concentrazione, spazio prezioso dell’esplorazione, è fondamentale per lo sviluppo cognitivo. Ma, insiste Desmurget, questa interruzione, in uno spazio condiviso con la televisione, avverrà tante e tante volte. Se distratto, il bambino non tornerà, tendenzialmente, all’azione interrotta, ma ne comincerà un’altra, che sarà a sua volta interrotta, impedendo il naturale sviluppo cognitivo.

Non mi stupisce che la televisione sia accusata anche di contribuire all’insorgere di disturbi del comportamento come l’iperattività e il deficit di attenzione.

Per quanto riguarda il linguaggio, affinché il bambino impari a parlare, ha bisogno di assistere e partecipare a interazioni verbali reali. L’osservazione passiva tramite il televisore è molto meno efficace dello scambio reale. Ne è la prova uno studio che aveva proposto, a due gruppi di genitori, di insegnare, in un tempo dato, 25 parole ai propri pargoli di 12/18 mesi: in un caso dando loro una semplice lista e lasciandoli liberi nella modalità; nel secondo, fornendo un dvd “educativo” che ripeteva 60 volte ogni parola (sessioni di 40 minuti, 5 volte alla settimana per quattro settimane). Allo scadere del tempo dato, tutti i bambini del primo gruppo avevano imparato le paroline imposte. E anche qualcuna in più. Quasi tutti quelli del secondo avevano imparato le loro. In pratica, quel fastidioso lavaggio di cervello, aveva avuto un’efficacia appena sufficiente, comparato ad un qualsiasi sistema senza tramiti, utilizzato dalle famiglie del primo gruppo.

Tradotto in termini numerici: un’ora di contenuti “educativi” tra gli otto e i sedici mesi si traduce con un impoverimento del lessico dell’ordine del 10 percento. Questo perché invece di passare del tempo con esseri umani fisicamente presenti, i piccoli protagonisti vengono esposti passivamente ad uno schermo. Due ore al giorno di esposizione alla televisione, tra i 15 e i 48 mesi, moltiplica per 3 il rischio di ritardi allo sviluppo del linguaggio (per 6 se l’iniziazione è avvenuta prima di un anno).

Desmurget sottolinea che anche solo 5 minuti al giorno di TV hanno un loro effetto.

Diretto, ma anche indiretto, perché l’adulto distratto dalla televisione interagirà probabilmente di meno coi suoi figli. Le statistiche sono impietose: se la televisione è accesa quattro ore al giorno in casa, il bambino immagazzina il 25% di parole in meno al giorno. Per fare un esempio che chiarisca cosa rappresenta questa cifra, se in una famiglia media la madre produce mediamente il 70% delle parole dirette al bambino e il padre il 30% (lo dicono ancora le statistiche), in una casa con la TV accesa poco più di quattro ore al giorno, il piccolo apprendista parlatore è come se avesse un padre muto. E visto che più parole il bambino sente, più ne impara…

 

2 risposte a "TV e sviluppo cognitivo: cosa dicono le neuroscienze"

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