Semi di meraviglia: esperienze

Bambini piccoli e teatro: le voyage de Pinguin.

Dopo tanti articoli scritti contro la televisione (TV e difficoltà di concentrazioneTV e sviluppo cognitivo: cosa dicono le neuroscienzeTV e violenza: cosa dicono le neuroscienzeHo bisogno di silenzio per parlarti.Spegni la TV, preserva la Meraviglia.), vorrei condividere con voi l’esperienza avuta ieri col mio bimbo a teatro, un’alternativa sicuramente più… sana.

Sì, sì, esistono spettacoli per bambini.

Sì, sì, esistono spettacoli concepiti per bambini piccolissimi, talvolta anche di pochi mesi.

Curiosa di confrontarmi con mio figlio con questa possibilità, siamo andati a vedere “Le voyage de Penguin” (il viaggio di Pinguino), spettacolo di musica e teatro d’oggetti, di 35 minuti, per piccolissimi dai 12 mesi. L’attrice Carole Ventura, accompagnata dalla voce di Sébastien Belin e dai suoi bizzarri intriganti strumenti di musica, crea atmosfere e microsfere di emozioni varie e delicate, per assorbire l’attenzione volatile dei più piccini.

 

Mi ha molto intenerito vedere il mio cucciolo viaggiare tra la sua più spiccata espressione a “boccuccia appuntita” (quella dei momenti di concentrazione e serietà che tradurrei con: “che cavolo sta succedendo qui?“), il cercare approvazione nei miei occhi (“è normale che il pinguino affoghi in un mare di pezzetti di non so che, con delle luci che si accendono e spengono e un signore che fa vocalizzi?”), l’osservare i tanti elementi scenici, i bambini più grandi scorrazzanti davanti, il quasi addormentarsi su alcune musiche dolci, nella penombra.

Dopo lo spettacolo i bambini hanno avuto il permesso di avvicinarsi alle marionette e alla scenografia per guardarle da vicino e andare a fare domande al musicista sugli strumenti particolari da lui suonati.

Mi è piaciuto. Pensare che si possa costruire un universo a portata di bambino, ma con una sensibilità diversa dai soliti effetti spettacolari e fosforescenti che captano violentemente l’attenzione di un bambino, usando gli stratagemmi della televisione. Mi piace che mio figlio possa cullarsi in una calma distrazione e magari d’un tratto essere attirato da un suono lieve e poetico, piuttosto che dal frastuono. Mi piace uscire dal teatro senza aver dovuto provare la sgradevole sensazione che i bambini siano considerati come creature un po’ sceme, come mi accade confrontandomi con realtà come Peppa Pig o la Pimpa (scusate, giudico senza conoscere bene, perché di solito scappo prima di aver potuto capire l’essenza profonda di queste proposte…). Mi piace pensare che mio figlio possa conoscere presto le arti performative, la pazienza e la calma che richiedono l’essere spettatore. Il silenzio che ci vuole per accogliere il messaggio. A rischio di sentirmi dire a sei anni, magari con un estemporaneo accento romano: “a mà, a me sto teatro me fa schifo!“.

Sai, tanto teatro fa schifo anche a me, ma tu, che gusti hai tu?

 

 

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