Per un terreno fertile

Favole da paura o paura delle favole? Ovvero: le storie devono spaventare i nostri bambini?

È incantevole ascoltare i cantastorie. In generale, è incantevole farsi raccontare delle storie, miti, leggende, favole. A casa, ho una quantità indeterminata di libri di favole del mondo intero. Il racconto, è un meraviglioso mezzo per far viaggiare la fantasia e perpetrare la memoria in forma orale.

Eppure, quando sono diventata mamma, mi è diventato impossibile cantare ninna nanna ninna ho, questo bimbo a chi lo do, se lo do alla befana o al lupo nero se lo tengono da una settimana ad un anno intero, marcondirondirondello te lo brucio il tuo castello, l’indiano col chiodo nel cervello e Pinco Panco piromane che brucia tutte le casette in Canadà, compresi i fiori di lillà. Ho cominciato a modificare le parole, mantenendo la melodia, e mi sono chiesta dove fosse finito il mio amore per la tradizione e la perpetrazione della memoria…

Oggi sono sempre più convinta di non aver voglia di raccontargli le favole spaventose della tradizione, così come non sono stata fedele alle parole delle canzoncine che erano giunte a me. Capisco il ruolo “pedagogico” che le favole dovevano avere nel periodo in cui l’educazione era autoritaria, gerarchica, repressiva; ma, personalmente, trovo molto triste inculcare nel giardino spensierato del mio piccolo le ombre delle mie paure, delle persone cattive che potrebbero fargli del male, genitori che abbandonano i loro figli, lupi e cacciatori assassini, un universo fatto di principesse che aspettano inattive principi ricchi con cavalli bianchi, di matrigne e specchi gelosi da cui difendersi, di metafore sessuali per invitare il sesso debole ad astenersi, morigerato, fino al giungere del belloccio di turno ben apprezzato dalla famiglia…favole da paura

Non si tratta di tenere la propria prole sotto una campana di vetro, ma della volontà che abbiamo o meno di impregnare l’immaginario dei bambini, seguendo scelte che son state fatte in passato con precisi scopi, da me eticamente non condivisi.

Le favole tradizionali sono violente, ideate per far paura ai bambini ed ottenere da loro, attraverso la paura, obbedienza.

Secondo I. Filliozat:

È vero che [le favole] sono portatrici di simboli. Ma i simboli non esplicitati non aiutano a guarire, anzi, rischiano di favorire la repressione emotiva. Le emozioni  proiettate sui simboli, sono così allontanate, evitate. Sono d’accordo con Alice Miller secondo la quale i simboli aiutano a restare inconsapevoli. Non v’è catarsi con la pura simbolizzazione, altrimenti gli artisti guarirebbero le loro ferite attraverso l’arte. Pitturare, scrivere, scolpire, li aiutano a sopravvivere nella rimozione“.

I racconti tradizionali non fanno quindi progredire la coscienza e possono influire negativamente, alimentando paure, dando forma ai mostri dell’inconscio, rafforzando angoscia e stress.

Ci sarà certamente un’età in cui il bambino sarà pronto ad accogliere ed incasellare le storie della tradizione, ancor meglio se accompagnato da qualcuno che sappia dar loro le chiavi interpretative adeguate. Ma fino a quel momento, me ne guardo bene, e immergo il secchio nel pozzo delle numerosissime poetiche dolci favole moderne o di quelle poche storie passate, che posso leggere come una coperta calda, per accompagnare il mio pargolo tra le braccia di un sonno costellato di sogni d’oro.

7 risposte a "Favole da paura o paura delle favole? Ovvero: le storie devono spaventare i nostri bambini?"

  1. Io che ci tengo immensamente al fatto che mia figlia sia educata alla parità di genere, ho volutamente evitato tutte le fiabe tradizionali con le principesse che per avere un futuro devono essere salvate. Con tutti i libri stupendi che ci sono non se ne sente la mancanza.
    Al contrario, per rafforzare il messaggio, stiamo leggendo “Storie della buonanotte per bambine ribelli” e abbiamo letto “Biancaneve e i 77 nani”, in cui Biancaneve stanca di fare da sguattera ai nani, preferisce mangiare la mela per farsi una bella dormita! 😂

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    1. Penso che dipenda dalla definizione di “Bene” e di “Male”. Ammetto che io non riesco a vedere le cose così nette. Molte favole insegnano la morale che se si fa come mamma, papà e la società dicono, andrà tutto bene. Che si può sbudellare il lupo perché è il cattivo, e perché lui ha fatto del male a noi prima. Mi si dirà: il bambino deve imparare ad avere paura dello sconosciuto che potrebbe portarselo via. Ma io ho voglia che sia aperto all’altro, che non lo tema. E allo stesso tempo, ho paura come ogni mamma…

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  2. Io non ho figli a cui poter raccontare le favole, ma hai proprio ragione. Mi hai fatto riflettere sulle fiabe “classiche” ed è vero che tante hanno elementi o personaggi che potrebbero incutere paura. Io non le ho mai vissute con questo sentimento, però potrebbe non essere così per tutti

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