Libri meravigliosi

Il gabbiano Jonathan Livingston. Un’infinita idea di libertà.

Sul molo Sud di San Benedetto del Tronto (AP) si erge una statua. Poca materia. Giusto un cerchio, con uno stormo di gabbiani sulla parte bassa della circonferenza e uno solo, che si libra, in alto: il gabbiano Jonathan. L’anello, sottile, è riempito dallo sguardo del passante, di cielo e di mare.

Quest’opera dell’artista Mario Lupo ha risollevato con la sua poesia plastica, una striscia di cemento un bel po’ triste e riassume così bene la storia di questo avventuroso volatile.

Il cerchio, simbolo di perfezione, rimanda alla ricerca incessante di miglioramento del gabbiano Jonathan Livingston: fin da piccolo spinto dalla sua indole a cercare di andare oltre i limiti che, secondo le convenzioni, la natura gli avrebbe attribuito. Questa foga di superarsi lo carica di disapprovazioni, fino a condannarlo ad un lungo periodo di grande solitudine. Il suo esilio si risolverà solo in vecchiaia, con l’accesso a livelli superiori di consapevolezza, che dalla prodezza fisica lo apriranno alla ricerca di un’elevazione spirituale.

Scritto da Richard Bach, è un libretto di facile lettura. Che peccato non averlo letto in lingua originale, forse per questo non trovo lo stile molto pregiato. A differenza de Il Piccolo Principe, nel quale ogni parola è talmente ritmica e azzeccata lì dove è stata appoggiata, ne Il Gabbiano Jonathan Livingston, più delle parole in sé, mi coinvolge il viaggio e gli incontri del protagonista, il messaggio che viene trasmesso.

La trovo un’ottima occasione per sfoderare le nostri doti di narrazione. Leggersi il libro per sé, e lasciarsi andare alle immagini che il ricordo della lettura procurano in noi, descriverle ai nostri giovani ascoltatori, magari servendoci di gabbiani di carta o di dita svolazzanti sopra i loro grandissimi occhi.

Lasciare che anche la loro fantasia faccia voli pindarici tra una nuvola e l’altra.

Il cielo è uno spazio generoso per l’immaginazione.

Il testo attraversa il tema del trapasso. Non esplicitamente descritto come morte, ma più come cambiamento, un passaggio da uno stadio all’altro della coscienza, nel percorso verso il miglioramento individuale. Può essere l’occasione per alcuni di noi, i cui piccoli cominciano a farsi domande, per affrontare con dolcezza la tematica.

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Non vi sono immagini cruente, ma è schiacciante il peso dello Stormo, della sua opinione benpensante, sull’umore dei gabbiani che la vedono in modo diverso. Ci vuole tanta pazienza, ma soprattutto molto amore, ci dice Richard Bach, per tornare dalle persone che ci hanno rifiutato e che ci disprezzano per la nostra diversità. Tanta pazienza e soprattutto tanto amore, per lasciare, con lentezza, determinazione e pace interiore, che le menti si aprano al nuovo, che ne afferrino le potenzialità e che possano spezzare le catene dell’ignoranza, per innalzarsi verso qualcosa di più saziante del terra-terra e del magna-magna. La vita non è solo starnazzare in riva al mare e procurarsi cibo presso i pescatori. Se impari a piegare le ali al momento giusto, se impari a sterzare col corpo con quell’agilità che solo la caparbia ripetizione ti ha insegnato, imparerai a pescare. E ciò ti renderà indipendente. Se superi la paura del buio, ti accorgerai che volare di notte sopra il mare è un’esperienza incredibile. Se impari a sfruttare i venti d’alta quota, le distanze si accorceranno e nessun viaggio ti sembrerà impossibile. E (solo) quando avrai imparato tutto questo e molto di più, rischierai di accorgerti che in fondo non serve agitarsi tanto, che l’importante è nella mente e nel cuore.

Il paradiso non è mica un luogo, è uno stato mentale. Su, dai, continua ad esercitarti sull’amore.

L’immagine di copertina e nell’articolo fanno parte dell’album “Blanche Dune” di Rascal & Stephane Girel.

4 risposte a "Il gabbiano Jonathan Livingston. Un’infinita idea di libertà."

  1. Un libro che ho letto tanti anni fa e ricordo solo vagamente, purtroppo…credo di non averlo capito abbastanza, dovrei rileggerlo con la testa che ho adesso e tenendo presente le tue parole..sono sicura che hai colto pienamente il senso del libro!

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