Per un terreno fertile

Crescere figli nella gioia

Ho partecipato recentemente ad una conferenza della psicoterapeuta I. Filliozat, che cito già nel mio precedente post intitolato “Il segreto per trascorrere una fantastica giornata in famiglia“. Il tema di questo incontro era “Come educare i bambini nella gioia“.

Nonostante le mie iniziali reticenze dovute ad una serie di segni e segnali che è poco interessante raccontare in questa sede, devo ammettere che mi sono trovata di fronte ad una conferenziera di grande talento, che è stata capace in un tempo fin troppo breve, con buon umore e semplicità, di trasmettere informazioni e spunti davvero interessanti, sul modo in cui rapportarsi a se stessi e ai bambini, per seminare gioia invece di zizzania nel rapporto tra genitore e figlio.

La gioia prolifera nel movimento, nel contatto fisico. La gioia sta nell’osare, nell’avere il coraggio di uscire dagli schemi rassicuranti nei quali ci crogioliamo. La condivisione, il “fare insieme”, è un superfood per la gioia, un nutrimento essenziale che la rigenera e la moltiplica.

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Questo in pratica che significa?

Che quando ci troviamo di fronte ad un momento di crisi col nostro piccolo, abbiamo due possibilità: irrigidirci e stagnare (ad es. arrabbiarci alimentando il conflitto) o ammorbidirci e improvvisare, trovando soluzioni sorprendenti (rotolare sul pavimento? mettersi un sacchetto di patate in testa?). Posso continuare ad essere arrabbiata col sacchetto di patate in testa, ma l’effetto sorpresa sulla personcina che mi sta davanti creerà probabilmente una nuova sinergia, diversa dagli schemi deleteri a cui siamo abituati, che farà deviare il corso e decorso delle emozioni di entrambi in un modo inaspettato.

E poi vabbè, talvolta i conflitti sono inevitabili, certamente fanno parte di un rapporto normale tra due esseri così vicini fisicamente ed emotivamente, certamente bisogna imparare ad accettarli. A volte può servire tirare un grande respiro e ricordarsi quando li abbiamo visti per la prima volta. Questo ricordo dovrebbe bastare a far scoppiettare almeno un po’ di ossitocina, utile ormone positivo in un momento così delicato di perdita della pazienza.

Ma dopo la tempesta, come ripristinare la gioia perduta?

Se i bacini e gli abbraccini post-crisi hanno un suo perché, I. Filliozat ci consiglia di non perdersi troppo in smancerie “riconciliatorie”, per lanciarsi invece, il prima possibile, in un gioco nel quale ci sia contatto fisico. Il gioco del “ruba-calzino” ad esempio è rapido e funzionale (lo scopo, per farla breve, è rubarti i calzini per mettermeli). Questo tipo di esperienza permette di ristabilire l’armonia nella relazione e di restituire al bambino il suo “potere personale”, che ha probabilmente visto vacillare nello scontro frontale con l’autorità parentale.

Già, le strade della gioia sono infinite e tutte destabilizzanti, perché ci mettono di fronte al non comodo bivio tra le abitudini radicate e una nuova io (o, certo, un nuovo io), quella che si mette in discussione, che prova a gestire le proprie emozioni diversamente da come lo si è fatto e lo si è visto fare per secoli dei secoli, quella che prova a sdrammatizzare, a tirare fuori il proprio naso da clown interiore (e perché no, anche esteriore), non per ridicolizzarsi, ma per guardare se stessa ed il proprio adorato cucciolo con tenerezza ed irresistibile umanità.

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