Per un terreno fertile

Sull’inutilità del cervello. O sull’importanza del movimento.

Oggi vorrei parlarvi dell’ascidia, che non è uno dei sette vizi capitali, ma un animale dal corpo a forma di sacco, vivente nel fondo del mare, ermafrodita, che ha la peculiarità di andarsi a cercare il posto dove passerà il resto della sua vita e, una volta individuato, restarci per sempre.

È dotato di un cervello e di un midollo spinale che le consentono di fare alcune valutazioni fondamentali per il suo futuro: che tipo di densità di circolazione sottomarina avviene in quel momento in quel luogo, che temperatura presenta l’acqua, la qualità del cibo. E una volta che ha ottenuto informazioni che l’aggradano, si posiziona nel posto prescelto, che rimarrà sua fissa e immutabile dimora, e si mangia il suo proprio cervello. Sì, sì – ci dice il neuroscienziato Daniel Wolpert – consapevole che il cervello non le servirà più, lo elimina. Il resto della vita, lascerà agire e comandare liberamente il suo secondo cervello, il sistema digestivo.

Una bella lezione per noi umani che tanto ci vantiamo dei nostri maestosi cervelli, e che anzi, abbiamo piuttosto tendenza ad identificarci totalmente con essi, con il nostro io pensante

Secondo il dott. Wolpert, il solo ed unico motivo d’essere del cervello, è il movimento.

Questa osservazione, a cui ho avuto accesso grazie al divertente ed interessantissimo libro di Giulia Enders “L’intestino felice“, apre una serie infinita di disquisizioni mentali (saranno anch’esse una forma di movimento?) sull’importanza fondamentale del muoversi.

Quando si è un albero, ad esempio, e non si ha scelta tra queste due opzioni [nda. muoversi o non muoversi], ebbene, non si ha bisogno di un cervello“. (Giulia Enders)

Mi sembra uno spunto interessante di riflessione sull’importanza del movimento nell’apprendimento. Obbligare dei corpicini (ma anche dei corpicioni) in pieno assorbimento delle leggi della vita, a stare immobili su un banco ad ascoltare cervelli parlanti, è quanto meno, a detta delle ascidie in cerca di fissa dimora, un vero e proprio peccato di accidia.

Maria Montessori abolisce sedie e banchi fissi sui quali inchiodare scolari per anni, e avverte sul fatto che liberare il movimento libera la psiche del bambino. Anzi, la sua critica va oltre:

Un esempio: il banco. Ecco un luminoso esempio degli errori della pedagogia primitiva scientifica materialista […]. Il banco esisteva, laddove si accumulavano gli allievi; venne la scienza… che perfezionò il banco. E per questo, ci si servì del contributo dell’antropologia: si osservò l’età del bambino, la lunghezza delle sue gambe, per modellare la seduta alla giusta altezza; con premura matematica, si calcolò la distanza tra la seduta e il tavolo, per preservare la schiena del bambino dalla scoliosi; si arrivò fino a separare i banchi; si misurarono nella larghezza per evitare che il bambino seduto scivolasse con movimenti laterali e affinché, allo stesso tempo, egli fosse ben separato dal suo vicino; il banco è stato costruito affinché il bambino fosse il più visibile possibile nella sua immobilità: lo scopo occulto di tale separazione era di prevenire gesti di perversione sessuale in piena classe […]”.

“La scienza ha perfezionato i banchi per obbligare il bambino ad un massimo di immobilità […]. Il banco aveva lo scopo di impedire la scoliosi degli allievi! Vale a dire che gli scolari erano sottoposti ad un tale regime che, nati sani, rischiavano una contorsione della colonna vertebrale. La colonna vertebrale, capace di resistere alle più aspre battaglie dell’uomo primitivo e dell’uomo civilizzato, quando combatteva contro i leoni del deserto, quando estraeva la pietra, non resisteva in questo contesto, piegandosi al giogo del banco di scuola!”

“È incomprensibile come la scienza abbia lavorato a perfezionare uno strumento di schiavitù a scuola, senza ricevere la minima illuminante influenza dal movimento di liberazione sociale che si sviluppava altrove “.  (tradotto dalla versione francese “Le développement de l’enfant” p. 16, M. Montessori).

Dai sottofondi marini ci arriva quindi il monito a fare in modo che il nostro cervello abbia davvero ragion d’essere, restando in movimento e, certamente, lasciando ai nostri bambini la possibilità di svilupparsi armoniosamente, mens sana in corpore sano. Nella consapevolezza che questo non esclude in nessun modo di poter scegliere, in certi momenti, di stare fermi, di assaporare il silenzio come spazio di libertà tra un movimento e l’altro.

2 risposte a "Sull’inutilità del cervello. O sull’importanza del movimento."

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