Per un terreno fertile

Controllo degli sfinteri. A che età spannoliniamo?

Mi scopro una grande appassionata di cacca. Nel senso proprio che mi interesso ad essa come fonte di sapere sulla salute, principalmente di mio figlio. Lo so, state storcendo il naso, ma il mondo della cacca è straordinario, sa offrirci informazioni entusiasmanti. Lo sapete che pare che l’origine dell’espressione “come va?” verrebbe dal Medioevo e sarebbe un’amputazione educata della frase “Come va la defecazione?“. Cioè in pratica, saggezza antica, per informarsi sullo stato di salute del prossimo, ci si assicurava che la questione fisiologica fosse andata a buon fine. Se vi doveste appassionare anche voi alla materia, vi consiglio di sfogliare il libro L’intestino felice, all’interno del quale troverete la classificazione delle feci secondo la consistenza e il colore, quando sono segno di disfunzioni, quando preoccuparsi, quando darsi una pacca sulla spalla, complimentandosi con il proprio corpo per l’ottimo lavoro di squadra. ken-treloar-465105-unsplash.jpg

Anche mio figlio di ventuno mesi ha iniziato ad interessarsi alla materia. Ho dunque cominciato a documentarmi per arrivare ai momenti cardine del suo sviluppo sfinterico il più possibile preparata. Da qualche mese il vasino è tra le sue cose, impariamo a prendere confidenza con l’oggetto. Ho acquistato dei libri sullo spannolinamento e prendiamo con leggerezza atto dell’evento pipì-pupù quando ci si presenta l’occasione.

Ho letto una serie di articoli secondo i quali, in passato, a 18 mesi, un bambino fosse bello che spannolinato e che, invece, ora, ci sarebbe questa moda del ritardare sempre di più, a causa della mancanza di iniziativa dei genitori, colpevoli di creare tanti bamboccioni. Ammetto che questa versione mi fa pensare a quella che sentenzia che chi allatta troppo a lungo crea dei mammoni. Non essendo molto affine a questo modo di pensare, ne ho cercato un altro e sono approdata su un articolo in francese (https://www.cairn.info/revue-spirale-2012-2-page-197.htm) che reputo molto interessante, e che riporta i risultati di uno studio su 226 bambini, effettuato dall’istituto Pickler (già in precedenza ho avuto tra l’altro il piacere di sentir parlare di questo ente, all’origine degli studi sulla motricità libera, che cito in questo post Motricità libera e fiducia nelle sue competenze. Per permettere un armonioso sviluppo psico-motorio del neonato.).

Secondo l’approccio dell’istituto Pickler – la cui filosofia si fonda sulla fiducia nelle capacità del bambino, in quel suo motore innato che lo porterebbe a crescere senza l’intervento intrusivo dell’adulto – bisogna lasciare il tempo al bambino di decidere. Ciò avviene, per la maggior parte dei bambini presi in esame, intorno ai 35 mesi di vita, ma la fascia d’età può anche variare considerevolmente.

Quindi prima non sarebbe possibile? Certo che sì, ma per la maggior parte dei bambini, questa precocità imposta rischia di avere delle conseguenze, poiché il controllo degli sfinteri non è semplicemente l’acquisizione d’una nuova abitudine, ma un passo importante nello sviluppo mentale e sociale del bambino. Il piccolo deve infatti accettare di rinunciare alla soddisfazione istantanea di un suo bisogno impellente, per rispondere ad una norma adulta. In pratica il bambino deve aver voglia di crescere, di assomigliare ai grandi che ama, integrandone le norme di comportamento. Non è roba da poco.

La differenza tra l’approccio classico e quello pickleriano sta nella successione delle tappe. Per educare al buon uso degli sfinteri, l’adulto propone il vasino indipendentemente dallo stimolo del bimbo, aspettando successivamente che esso arrivi ed esprimendo approvazione o disapprovazione in funzione dei risultati. In un apprendimento che rispetta i tempi del bambino, invece, si aspetta che il piccolo riconosca il bisogno in quanto tale, che decida di astenersi dalla soddisfazione immediata, andando ad un certo punto alla ricerca del luogo adeguato per “lasciarlo andare“.

Nel primo caso, il risultato ottenuto sarebbe un condizionamento del controllo degli sfinteri per soddisfare il desiderio dei genitori (cosa non farebbero per renderci felici…), nel secondo, una reale maturazione. Quest’ultima annullerebbe ad esempio il bisogno del genitore, anche all’età di 5/6 anni, di dover ricordare al piccolo di andare in bagno.

Ciò che trovo particolarmente interessante in questo studio è l’osservazione di come tale naturale processo avvenga poco dopo l’acquisizione della prima persona singolare e dei termini “io, me“, che avviene in genere quando il bimbo ha poco meno di tre anni. Cito:

“Questi sono segni che il processo di maturazione della coscienza del Sé e della delimitazione del proprio “Io” è già in atto nel bambino (La realizzazione personale dell‘Io del bambino è facilitata se viene lasciato uno spazio di libertà, indicando allo stesso tempo, con precisione, i limiti al di là dei quali la trasgressione non è consentita)”.

Questo approccio risponde molto più di altri alla mia natura. Per raccontarvi come andata, dovrete aspettare ancora almeno un annetto.

E a voi, come è andata?

 

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