Per un terreno fertile

Favorire la capacità di concentrazione nei bambini

Figli iperattivi. Incapaci di focalizzare l’attenzione. Incapaci di restare concentrati. 

Se ne sente parlare sempre più spesso e, senza entrare nel merito dei disturbi dell’apprendimento, che necessitano un riconoscimento e un accompagnamento adeguati,  la capacità di prestare attenzione può essere favorita. Per questo, vorrei riportare alcune riflessioni proposte da M. Montessori e M. Csíkszentmihályi in merito alla concentrazione e come coltivarla e preservarla nei bambini.

Quando un bambino è immerso in un’attività che lo assorbe profondamente e che Montessori definisce “ragionata” (spesso interconnessa con i periodi sensibili), si sta compiendo il miracolo secondo il quale, nel pieno della gioia dell’imparare, le sue competenze vengono testate, le azioni ripetute infinite volte, con infinita pazienza, per raggiungere la perfezione nell’esecuzione. È essenziale non interromperlo in questo momento magico perché il bambino sta anche allenando, come un elastico che piano piano si allenta, la sua capacità di protrarre la sua attenzione nel tempo. 

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Foto di Annie Spratt

Montessori invita l’adulto a sforzarsi di capire la differenza tra un’attività ragionata e un’altra priva di interesse. Su questo punto, vorrei lasciare una sospensione che cercherò di colmare attraverso le mie future letture, poiché mi sento di dissentire con l’apparente  (?) “antipatia” della Montessori nei confronti di qualsiasi attività non strutturata,  considerata come deviazione alla retta via. Su queste “deviazioni”, personalmente, ho ancora un’idea diversa e, entro certi limiti, piuttosto positiva.

Tornando quindi all’attività ragionata, sta all’adulto comprenderne l’importanza e non disturbarlo. Capire l’interesse che lo anima per proporgli attività che possano alimentare la sua curiosità (abbastanza comune, ad esempio, e facili da individuare, sono  il periodo dei travasi, imparare ad aprire e chiudere contenitori, salire e scendere, far rotolare o roteare oggetti, etc).

Lo psicologo ungherese Mihaly Csíkszentmihályi, che ci invita alla concentrazione già solo per la lettura del suo nome, parla di “flusso”. Quello che Maria Montessori chiamava “il lavoro del bambino”. In questi momenti di profonda concentrazione, il bambino è intensamente preso, ma tranquillo. In questi momenti, il lavoro svolto ha in sé tutta la gratificazione di cui ha bisogno. Non diciamogli bravo. Non roviniamo questi preziosi quadretti con la caramella amara del complimento, del riconoscimento, della gratitudine. Se ci cerca con lo sguardo, facciamogli sentire che siamo con lui, partecipi del suo viaggio, della sua gioia dello sperimentare, non di quella del riuscire.

È richiesto all’adulto, ci ricorda ancora M. Montessori, di favorire il flusso tramite struttura e sostegno: creare un ambiente sereno e propizio alla concentrazione e modulare le difficoltà alle quali il bambino viene confrontato, affinché sia sempre stimolante senza diventare troppo frustrante.

Sto facendo varie letture e varie esperienze in parallelo. L’ambiente Montessori è estremamente strutturato, le proposte iniziate dall’adulto, permettono un margine di improvvisazione limitato. Che succede se diamo al bambino il materiale col quale sperimentare e lo lasciamo libero di creare senza intervenire? Che succede se leviamo, almeno per certe attività, la possibilità di realizzarla in modo adeguato o meno, poiché non c’è in gioco un modo adeguato ma solo l’esplorazione, la scoperta? La qualità della concentrazione cambia?

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