Semi di meraviglia: parole al vento

L’insostenibile responsabilità dell’esser genitore

Un pensiero che rumina in me da quando sono diventata mamma è la consapevolezza della responsabilità che m’incombe: come crescere mio figlio affinché la sua natura si riveli e come, al contempo, riuscire a trasmettergli quei valori (primo tra tutti, il rispetto di se stesso e dell’altro) che sono per me imprescindibili.

Un pensiero che rumina in me da quando sono diventata mamma è la consapevolezza della responsabilità che m’incombe: come crescere mio figlio affinché la sua natura si riveli e come, al contempo, riuscire a trasmettergli quei valori (primo tra tutti, il rispetto di se stesso e dell’altro) che sono per me imprescindibili.

Attraversando la lettura dei suoi libri, Maria Montessori me lo ripete così spesso: il bambino nasconde già in sé l’enigma dell’uomo (e della donna) che sarà; il rivelarsi di questo meraviglioso enigma è appeso al fragile filo messo in pericolo dall’interventismo dell’adulto (che sarei io…) che, peccando di  superbia si considera come il

Plasmatore del bambino, e il costruttore della sua vita psichica […]. E ha pensato di se stesso ciò che è detto nella Genesi:Io creerò l’uomo a mia immagine e somiglianza“.  (Montessori, Il bambino in famiglia).

Dici facile, Maria. Essere genitore vuol dire scavare all’interno della propria infanzia con tutte le conseguenze dolorose e psicanalitiche che tale viaggio comporta, ripercorrerla cercando di ricordarsi come il nostro modo di vedere il mondo fosse diverso, sviluppare quell’empatia che non solo permetta di capire e accettare i tempi e modi di questa nuova creatura, ma proprio di tornare a divertirsi condividendo quei tempi e quei modi. Come mi ha proposto pochi giorni fa mio figlio, ricordarmi che mettere le dita nel fango, scava dentro ad anni di educazione all’igiene, pigrizia degli adulti (sporcarsi significa che qualcuno debba poi pulire), false paure che inibiscono il piacere di toccare la vita, che a volte è sporca, umida e viscida, come il fango nel fondo di una torbida pozzanghera.

Essere genitore è un atto politico perché su di noi incombe anche la responsabilità di che mondo lasceremo ai nostri figli e di che figli lasceremo al mondo. Me lo dici e me lo ripeti, cara Maria, nel tuo Educazione per un mondo nuovo:

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo, e di conseguenza la società“.

Ma io sono figlia di questa società che produce armi invece di cultura, che maschera l’ingiustizia chiamandola democrazia e libertà, che si ciba della miseria dei tanti tenendo viva la fiamma della paura, solo per alimentare l’opulenza dei pochi, che parla e agisce con violenza, che il più grande periodo di “pace” che ha saputo offrire al popolo, l’ha chiamato “Guerra fredda”.  Come posso disfare questo castello di menzogne, dissipare la nebbia per vedere il giusto e proporlo a mio figlio? Sono solo una mamma, dove trovare tanta intelligenza, tanta cultura, tanta saggezza?

Esser genitore vuol dire avere la forza e l’umiltà di ricostruirsi. Destrutturare il linguaggio e il pensiero nella ricerca del giusto modo di esprimersi e di pensare, abbandonando i retaggi di una parte della nostra educazione, recuperandone altri che abbiamo perso per strada. Cerco ad esempio, bimbo mio, cadendo nella trappola mille e mille volte, di non dirti bravo (Mamma non mi dire bravo e Autostima e fiducia in se stessi) né capriccioso (I capricci non esistono, Capricci o campanelli d’allarme?) di non giudicare te ma i tuoi comportamenti, di esprimere i miei sentimenti e di cercare di nominare i tuoi (Bambini piccoli scenate in pubblicoPerché è così importante riconoscere le emozioni?), di ricordarmi ogni giorno (questo mi è per fortuna ancora facile) il miracolo che rappresenti nella mia vita, e di come debba essere difficile, per te, crescere (Crescere figli nella gioia e Il segreto per passare una fantastica giornata in famiglia).

Quanto tempo ho per imparare ad essere genitore? È già troppo tardi? Chi riparerà i miei torti?

Tu stesso, lo so, figlio mio. Sappi che io ce la sto mettendo tutta. Che è un viaggio incredibile. Che mi stai permettendo di diventare una persona migliore.  La strada è impervia e, per non smarrirmi, cerco di starti il più vicino possibile, tu che sei la torcia, di ascoltarti, tu che sai, di approfittare della tua saggezza per crescere ancora un po’. Rubarti quella leggerezza che solo tu sai regalare così, riempiendo il tempo e lo spazio della tua risata e del tuo buonumore.

 

2 risposte a "L’insostenibile responsabilità dell’esser genitore"

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