Per un terreno fertile

Pensiero magico. Sulle ali della creatività, boa per l’autostima.

Credono che se le cose accadono, è perché le hanno desiderate. Se la prendono con la sedia contro la quale hanno sbattuto perché le ha fatto lo sgambetto. Usano insalatiere come castelli e pezzi di pane come treni a vapore. Guariscono tutti i mali del mondo con un bacino. Conoscono la storia dell’origine del mondo, anche se poi se la scordano e ti chiedono di raccontarla. Ti raccontano bugie pur di salvare una rana dal nubifragio in una tazzina vuota. Li avete riconosciuti?

Aggiungere un posto a tavola all’amico immaginario dei nostri pargoletti, non è solo una questione di educazione (I diritti dell’amico immaginario), accogliere tutte quelle stranezze inventive, è proprio un modo di accettare il mondo magico che i nostri bambini ci offrono su un piatto di fiori, di farne entrare un pezzetto nella nostra vita dominata dal pensiero logico-razionale.

Il pensiero magico è una fase di sviluppo dell’essere umano, durante la quale il piccolo vive, come la descrive Freud con le parole di Sara Zanotto “un’onnipotenza dei pensieri: una fase eroica, fiduciosa oltre ogni misura nelle proprie incipienti capacità“. E’ un momento fondamentale per il bambino, che riempie le proprie lacune conoscitive, desideri irrealizzati, l’ignoto del mondo, le sue paure, angosce irrisolte, il brutto lo sporco e il cattivo, con poetiche appropriazioni della realtà, in un intessersi tra dentro e fuori, realtà e fantasia, logica e magia:

Il pensiero magico non è qualcosa di confuso, folle, separato dal mondo, è una forma di intelligenza commisurata all’età, che permette ai bambini di essere creativamente attivi e di strutturare, comprendere e spiegare a se stessi, il mondo che li circonda. ” (Sara Zanotto)

Il bambino è egocentrico e onnipotente. Queste sono le caratteristiche di uno stadio straordinario grazie al quale, malgrado le mancanze conoscitive del mondo e la sua dipendenza dall’adulto (la sua generale posizione di fragilità), il bambino può coltivare l’autostima, imparare a gestire le proprie emozioni, dare risposte sempre più logiche agli interrogativi del vivere, in un modo fluido.

Il bambino è così egocentrico e onnipotente che, grazie allo scudo del pensiero magico, riesce a fare resistenza a tutti gli insulti giornalieri alla sua autostima, nonostante tutte le attività che vorrebbe fare, ma che ancora non gli riescono, l’esser trattato come inferiore, incapace, incompetente (Cf. Il bambino è competente.), il dogma dell’obbedienza che deve agli adulti.

Guai se non fosse così.

Il bambino crede che gli altri vivano per lui, al suo servizio. Grazie a questa credenza può crescere fiducioso, costruire il suo Sé e accettare, pian piano, i limiti che gli verranno preposti, per scindere senza scossoni se stesso dalle sue figure di attaccamento, adeguarsi, rassegnarsi alla separazione.

Nutrire l’illusione che la mamma sia ancora una parte di sé, anche fuori dal ventre, accogliendo ad esempio le richieste di allattamento senza compromessi, permette al bambino di formare la sua personalità, di maturare in lui il sentimento di essere adeguato, di coltivare sicurezza. Questa sicurezza permetterà in una fase successiva di vedersi limitare, gradatamente e senza traumi, questa libertà; di scoprire che c’è un Io e c’è un altro, da rispettare, rispettandosi.

Ad un certo punto questi limiti sono certamente da porre (qui però non faccio riferimento all’allattamento, che è storia personale tra mamma e bambino). Non farlo, ci fa correre il rischio di crescere figli incapaci di relazionarsi all’altro, adulti egocentrici e paranoici. Averlo fatto troppo presto o in modo irrispettoso dei suoi bisogni, di crescere adulti inibiti, insicuri, inadeguati.

Il compito attuale della madre è quello di disilludere gradualmente il bambino, ma essa non ha speranze di riuscire a meno che non sia stata capace da principio, di fornire sufficiente capacità d’illusione […]. L’area intermedia a cui io mi riferisco è l’area che è consentita al bambino tra la sua creatività primaria e la percezione oggettiva basata sulla prova della realtà. (D. Winnicott)

In quest’area intermedia svolazza il pensiero magico, imbrigliandosi con quello logico-razionale. Compenetrando i due pensieri, il bambino ci narra di un mondo dove tutto è possibile.

Frequentare queste personcine, permette all’adulto di riconnettersi con il magico, il creativo. Allentare la cintura di una logica che nei suoi eccessi di cecità, si perde tutto il bello della vita. Perché senza questo spazio di libertà da coltivare, non c’è arte, non c’è gioco, non c’è innovazione.

Mark Twain ce lo diceva :

“Non sapevano che fosse impossibile, allora l’hanno fatto”.

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