Per un terreno fertile

Esercizi d’empatia. L’angelo custode.

In Danimarca la studiano a scuola. Il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, spiegandone la relazione con i neuroni specchio, la definisce come “un meccanismo biologico che ci fa sentire vicini agli altri e ci fa capire gli altri come fossimo noi stessi“. Rima con simpatia, e di simpatia questa parolina me ne provoca proprio tanta.

Sarà che in origine, nella Grecia antica, designava la relazione di partecipazione emozionale che intercorreva tra attore e spettatore (dal greco empatéia, composto da em-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), e che da attrice mi sembra proprio carica di senso. Sarà che c’è di mezzo la parola pathos, e da italiana nel nord d’Europa, pare sia un carattere distintivo.

Fatto sta che l’empatia è diventato un appuntamento immancabile nei miei laboratori, a prescindere dal tema trattato.

Il motivo per cui ritengo che sia fondamentale coccolarla e occuparsene amorevolmente, lo spiego già nel mio post sul perché sia importante riconoscere le emozioni.

Il succitato G. Rizzolatti ci mette proprio in allerta, avvertendoci come tale meccanismo, di per sé insito nella natura umana, sia a rischio perché la società può modificarlo, rendendolo miserevolmente non funzionale.

Immagine tratta dalle “Emozioni dei bambini” di Filliozat

Avere nel proprio sacchetto di utensili pedagogici qualche esercizio per allenare tale competenza, può quindi essere di una certa utilità. Ne ho proposto già uno in passato, il gioco delle tre figure, che avevo sperimentato direttamente con un gruppo di bambini tra i sei e i dodici anni.

Oggi vi parlo dell’esercizio dell’angelo custode. E’ un po’ più complesso da mettere in pratica, perché richiede di avere a disposizione un tempo sufficiente, affinché i processi empatici ed esperenziali si possano attivare naturalmente, ma se si dispone di questa continuità, ne vale a mio avviso davvero la pena.

In pratica: l’animatore prepara dei fogliettini con i nomi di tutti i partecipanti. All’inizio del gioco si racconta una breve storia introduttiva (in genere contestualizzata con l’attività che si sta svolgendo), che possa accendere la loro curiosità. Si fa poi pescare a ciascuno un foglio preso a caso. Il nome che vi si trova scritto è quello della persona di cui ci si dovrà occupare per tutta la durata del gioco. Ciascuno diventerà quindi, per un periodo che si auspica abbastanza lungo, l’angelo custode di qualcun altro. Ma questo qualcun altro – è una regola importante del gioco – non dovrà scoprire chi sia il suo protettore. 

Diverse strategie dovranno allora essere attivate, come ad esempio essere gentile con altri, affinché si confondano le piste. 

Alla fine del gioco, ci si ritrova in cerchio per svelare le identità e per raccontarsi gli aneddoti e le tecniche messe in atto dai partecipanti per restare in incognito.

Questo tipo di esercizio, oltre ad allenare l’empatia e creare un ambiente sereno, permette di vivere sulla propria pelle il piacere di fare e ricevere del bene, con una proliferazione di benessere, fiducia e buonumore, pericolosamente contagiosa.

7 risposte a "Esercizi d’empatia. L’angelo custode."

  1. Bellissimo gioco, educare all’empatia bambini e ragazzi credo che sia molto importante, in una società volta troppo all’egocentrismo e all’individualismo e dove per tanti l’empatia è veramente una sconosciuta. Sento quello che tu senti..e a volte, per una come me, non è neanche cosi’ vantaggioso, ma credo che non se ne possa fare a meno per restare umani

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    1. Grazie delle tue parole. L’empatia è ciò che ci permette di relazionarci in modo sano con gli altri e sì, darle importanza, soprattutto col buon esempio è davvero una forma di resistenza in una società che ci vuole consumatori sempre più soli.

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  2. Avevo sentito parlare di questo gioco tempo fa, ma poi l’avevo dimenticato. Grazie per avermelo ricordato. Anche quello delle tre figure è molto interessante. Credo che l’educazione all’empatia sia uno straordinario strumento didattico e formativo. Grazie!

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  3. Commento da parte di Sara Colangeli: Da piccola avrei detto “l’empatia è una cosa bellissima e andrebbe insegnata”. Adesso dico che è una grandissima fregatura e spero tanto che io possa togliermi di mezzo quest’attitudine caratteriale pesantissima. Al di là di ciò brava, bel post e soprattutto brava con i bambini perché dovrebbero imparare tutti ad essere empatici, sicuramente vivremmo meglio.

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