Per un terreno fertile

Il nostro cervello non è come il loro. Ovvero, i bambini non ci mettono alla prova.

Ancora oggi una crisi. Tre, quattro, cinque anni. Si sveglia, mi fa richieste improbabili o che sa che sono vietate. Oppure mi chiama per aiutarlo a fare qualcosa e quando arrivo rifiuta il mio aiuto. Ma allora lo fa a posta? Mi fa saltare i nervi! Mi mette alla prova?

I. Filliozat, psicoterapeuta, risponde con un gran “no“. A quell’età il bambino testa se stesso, la comunicazione, il mondo intorno in relazione a quello suo, interiore. Filliozat ci dice chiaramente (espresso a parole mie, in modo molto libero): “Ma perché, se ogni mattina è la stessa storia, se ogni mattina ti chiede cose improbabili, tu, puntualmente, ogni mattina gli dici di no, con quelle ciglia aggrottate? Eppure lo sai che quel no creerà una crisi, un vortice che renderà impossibile vestirsi, fare colazione, lavarsi i denti, una reazione a catena che vi porterà, ancora una volta, a passare un pessimo momento insieme, di reciproca violenza verbale e fisica“.

E quindi? Direte voi, quindi dovrei dargliela sempre vinta? No.

Ma se invece di cominciare la frase con un no, la cominciassimo con un sì? “Sì, sarebbe veramente bellissimo spalmare tutti i muri di marmellata alla ciliegia. Peccato però che, come abbiamo già detto ieri, te lo ricordi?, non è possibile, poi non si riuscirebbe a pulire, saremmo infestati da formiche, non avremmo più marmellata, non si può. Ma poi, davvero vorresti farlo con la marmellata di ciliegie? Io lo farei con quella di fragole e ci metterei pure sopra un po’ di briciole di biscotti...”

I bambini spesso vogliono solo comunicare, raccontare, dare libero sfogo alla loro immaginazione, sentirsi accettati, condividere un momento con noi.

Evitare il conflitto diretto non vuol dire né prenderli in giro, né dare loro ragione. Vuol dire adattarsi al loro cervello, che ha un funzionamento ben diverso dal nostro. Vuol dire rispondere a dei bisogni soggiacenti le loro richieste. Vuol dire lasciar andare un po’ del nostro ego (“Lo fa per farmi arrabbiare”), per far entrare l’altro, nella sua ricchezza e pienezza. Positivamente.

foto di GDJ

Diciamo più sì. Sì alla vita. Sì allo stare insieme. Meravigliosamente, ora.

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