Semi di meraviglia: esperienze

Bambini piccoli e teatro: le voyage de Pinguin.

Dopo tanti articoli scritti contro la televisione (TV e difficoltà di concentrazioneTV e sviluppo cognitivo: cosa dicono le neuroscienzeTV e violenza: cosa dicono le neuroscienzeHo bisogno di silenzio per parlarti.Spegni la TV, preserva la Meraviglia.), vorrei condividere con voi l’esperienza avuta ieri col mio bimbo a teatro, un’alternativa sicuramente più… sana.

Sì, sì, esistono spettacoli per bambini.

Sì, sì, esistono spettacoli concepiti per bambini piccolissimi, talvolta anche di pochi mesi. Continue reading “Bambini piccoli e teatro: le voyage de Pinguin.”

Semi di meraviglia: esperienze · Semi di meraviglia: il gioco

Il gioco delle tre figure per sviluppare l’empatia

Mi piace accorgermi, rileggendo appunti e propositi prima dell’inizio di un laboratorio, quanto le cose non vadano mai davvero come previsto. Potrebbe essere una constatazione destabilizzante, ma a me rassicura pensare che sono gli esseri umani presenti, con le loro personalità uniche, a determinare il corso delle cose, e non la mera limitata programmazione del mio cervello su un’immutabile metaforica incisione su pietra.

All’inizio di questo laboratorio (di cui parlo qui), avevo deciso di lavorare al modo diverso di vedere il mondo, considerate le diverse nazionalità presenti, per questo abbiamo iniziato l’esplorazione con dei caleidoscopi. Avevo programmato originali escursioni tra cultura e parole d’altrove, e ci siamo invece ritrovati, con gusto, a giocare con la più universale delle materie: le emozioni. Il caleidoscopio ci ha mostrato la complessità delle declinazioni dell’emozione, che è possibile cioè che persone diverse provino emozioni diverse, anche se esposte alla stessa esperienza e che persino emozioni contrastanti convivano nello stesso individuo, nello stesso istante. Abbiamo scoperto che si può provare una grande tristezza ascoltando una musica gioiosa, che piangere può essere semplicemente la dolce impronta dell’amore (quando siamo, ad esempio, tristi perché la nostra adorata cuginetta se ne torna al suo paese dopo essere passata a trovarci).Schermata 2017-12-07 alle 18.13.45

Abbiamo scoperto che in tutto questo calderone, tra l’imparare a gestire le proprie emozioni e il capire quelle degli altri, si insinua una parolina magica, di cui avevo già parlato in questo articolo: l’empatia.

Sapersi mettere nella pelle dell‘altro, anche se apparentemente molto diverso da noi, essere capaci di immaginare quello che prova, anche se non ci troviamo nella sua posizione, saper guardare alla sua alterità con la stessa meraviglia che abbiamo guardando attraverso un caleidoscopio… ciò rappresenta, a mio avviso, un bel bagaglio di competenze per il benessere personale e collettivo.

Come siamo arrivati all’empatia? Continue reading “Il gioco delle tre figure per sviluppare l’empatia”

Semi di meraviglia: esperienze

La bellezza e la ricchezza di vedere le cose in modo diverso. Un laboratorio per bambini.

Oggi, primo giorno di laboratorio con un gruppo di bambini e ragazzi da poco arrivati in Europa.
Emozionata come al mio primo giorno di scuola, quella sensazione mista di curiosità e timore che provo ad ogni inizio. Quali volti incontrerò? Piacerò loro? Provo a imprimere nella memoria questi primi momenti insieme, la difficoltà a pronunciare i nuovi nomi, che sembrano ora così difficili da ricordare, il modo che abbiamo di presentarci, stare insieme, troppo timidi o troppo estroversi, circospetti o iperattivi. Imprimere questi momenti per confrontarli con l’ultimo giorno, in cui ci saremo già raccontati alcuni segreti di quello che siamo e che amiamo fare e saremo tra di noi, semplici, rilassati, più noi stessi e forse, chissà, già un po’ nostalgici.

caleidoscopio2

Abbiamo fatto qualche gioco per rompere il ghiaccio e poi ho proposto loro una caccia al tesoro, facendo partecipare anche gli adulti e gli adolescenti che erano nell’edificio. Avevo paura che fosse troppo facile, o troppo difficile, che durasse troppo o troppo poco e invece è stato bellissimo. Bellissimo vedere lo stesso entusiasmo nei grandi e nei piccoli. Capire l’enigma, trovare l’indizio successivo, arrivare al tesoro, con gli occhi che brillano e le gambe che corrono.
Vederli divorare le scale urlando “Ho capito! Ho capito!“, vederli concentrati, malgrado le diverse età, intorno allo stesso foglietto, o toccando e guardando dappertutto per trovare l’indizio successivo.
È la prima volta che organizzo una caccia al tesoro e non penso sarà l’ultima.
È stato una grande gioia vederli riuniti, anche se molti non si conoscevano tra loro, uniti nella stessa avventura, con curiosità.
Il tesoro era un piccolo caleidoscopio per ogni avventuriero partecipante. E nel piccoli come nei grandi, il piacere di vedere la meraviglia negli occhi da bambino, quelli di oggi o quelli ritrovati per un attimo guardando dentro il vetrino deformante.

È l’inizio del nostro viaggio insieme, durante il quale esploreremo l’idea di come ciascuno vede le cose a modo suo, a seconda del punto o della prospettiva da cui guarda, della sensibilità, cultura, età, di colui/colei che osserva. Un invito a rispettare l’altro e a  curiosare nella sua visione, certo altrettanto caleidoscopica della nostra.

caleidoscopio3

Semi di meraviglia: esperienze

Viaggi low cost per passeggeri dalle orecchie grandi

Ieri sono stata invitata a leggere dei testi recentemente pubblicati da autori francofoni, in un contesto molto speciale: le stanze da letto di un castello. Non vi ho forse detto che negli ultimi anni, teatralmente, sono concentrata per la maggior parte del tempo su progetti di teatro dell’intimo.

Ma che sarà mai? In poche parole, si tratta di dispositivi scenici che, dimenticando la classica dinamica di attore al centro di un più o meno pomposo palcoscenico – con tutti i proiettori puntati su di lui – sposta l’attenzione sugli spettatori, che diventano attori attivi e partecipi del processo artistico e creativo. Per fare ciò, la vicinanza tra “accompagnatori artistici” e partecipanti si riduce al minimo. Talvolta scompare (si può parlare allora di teatro dell’invisibile).

camera_da_letto_castello

Ma devo dire non mi era ancora successo di ridurla così tanto… in una stanza da letto.

La scenografia creata da questa regale camera, il meraviglioso parco col laghetto che si invitava dalle ampie vetrate, la luce abbondante e generosa, un po’ filtrata dagli stipiti delle finestre, costituiva uno spazio intimo ma non sensuale. Un pubblico di bambini e adulti mi faceva compagnia (tranne per i testi un po’ trush, che ho lasciato per ultimi, avvertendo i genitori del bollino rosso…).

Ho avuto voglia di parlare di questa esperienza per tutte quelle orecchie attente, per quegli occhi a volte chiusi per meglio visualizzare il racconto, a volte sorridenti, a volte lucidi, così vicini e così partecipi, che mi sono stati regalati in questa bella domenica di autunno. Ancora una volta per me è stata la prova di come il racconto orale, in questo caso una lettura teatralizzata, ma non troppo, a voce alta, contenga tutti quegli ingredienti di curiosità che ricerco. La meraviglia, prodotta da un contesto scenografico di eccezione, hanno certamente dato una mano affinché la “magia”  avesse luogo, seppur così semplice, senza fuochi d’artificio, passeggera e leggera come una carezza che si dimentica subito, ma che ci lascia di buon umore tutta la giornata.

Questo articolo per ricordarmi che la meraviglia è più vicina di quanto a volte io non creda, in questa mia ricerca talvolta forse troppo con lo sguardo verso l’altrove.castello_parco

Leggiamo ad alta voce, ai nostri amici, ai nostri figli, ai passanti che hanno tempo e disponibilità. E facciamolo sotto un albero, dietro un lampione, su un tappeto di foglie rosse appena cadute. Leggiamo nella bellezza.

La nostra voce e l’immaginazione di chi ci ascolta faranno il resto.

In fondo, non ci vogliono così tanti soldi per viaggiare lontano.

Semi di meraviglia: esperienze

Marachelle da catalogo. Quando eravamo bimbi birbi.

img_0965.jpgL’AFPC, l’Amicale del Non far Questo Non far Quello (“l’Amicale du Fais Pas Ci Fais Pas Ça“) ha lo scopo di far riconoscere la Marachella dell’Infanzia come Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità. Il plico da consegnare all’Unesco è quasi pronto, manca ormai da raccogliere qualche manciata di marachelle, affinché la raccolta e catalogazione arrivi a 10000 esemplari.

Genitori, non fate quella faccia da angioletti: il dispositivo altamente tecnologico posto all’entrata del nostro museo itinerante saprà scovare in voi la marachella nascosta. Se l’avete davvero dimenticata, troppo impegnati a perseguire sulla retta via dell‘Adultità di cui siete ormai massimi detentori, non temete… gli Agenti dell’AFPC vi aiuteranno a liberarvi, ad alzare il magico sasso sotto il quale brulicano decine e decine di marachelle gettate nel dimenticatoio. Sono sicura che riscoprirle e raccontarle sarà fonte di grandissimo piacere, un abbraccio al vostro bimbo interiore a cui è bene, almeno di tanto in tanto, andare a fare un salutino.IMG_1290

Sì perché per quanto siano il terrore di genitori e affini, le marachelle sono quasi sempre divertenti da ricordare, da condividere nei più fini dettagli. Sono l’espressione dell’immensa creatività che ci caratterizzava da piccoli, della curiosità, del coraggio di cercare il limite e superarlo, della capacità dei piccoli di vedere il mondo con una lente che arrotonda gli angoli e lo rende un terreno di infiniti divertentissimi strappi alla regola.

In cinque anni, nelle vesti di agente dell’AFPC, ho forse raccolto un migliaio di marachelle. E qualche migliaio ne ho lette e sentite raccontare dai miei colleghi. Conosco a memoria le categorie, i grandi classici, i metodi per camuffarle. Eppure ogni marachella raccoltIMG_1108a riesce a sorprendermi, a farmi sorridere, ad aprire con meraviglia l’anfiteatro dell’infanzia, nascosto e chiuso dentro il corpo dalle nuove sembianze di persona “seria”.

La marachella è, a modo suo, un mezzo educativo che permette di confrontarsi e conformarsi a quei limiti che renderanno poi il Marachellante una persona integrata nella società. Anche quando, nella sua forma forse meno accettabile dall’Io adulto, sfocia in piccole forme di sadismo verso insetti, fratellini, amichetti più deboli e animali di compagnia, è spesso il primo confronto, tramite le reazioni e le conseguenze, con la sofferenza che si può provocare all’altro; un modo per scoprire l’empatia e la compassione (che questo ci aiuti a dissipare il senso di colpa che talvolta accompagna il ricordo di alcune marachelle).

IMG_1293Avete tagliato i capelli di vostra sorella mentre dormiva? (Sarà forse per questo che è diventata parrucchiera?) Avete colorato di verde il vostro cagnolino? Siete scappati in piena notte vestiti solo della pelliccia del vostro peluche per scoprire il mondo? Avete riempito di cavallette lo zaino della vostra compagnuccia preferita? Ingurgitato misture di verme squagliato e sale per provare che eravate i più coraggiosi o cucinato torte di pupazzetti di plastica dopo aver messo il sale nel caffè della mamma?

Se proprio non ve ne viene in mente nessuna, respirate, chiudete gli occhi, tornate ai vostri tre, quattro… nove anni (tra i nove e i dieci si situa l’età d’oro della marachella…), pensate a quell’estate speciale in piena campagna, o a quel maestro particolarmente severo… Ancora niente? Respirate, lasciatevi il tempo, lasciate che il vostro piccolo io esca fuori a raccontarvele. E accoglietele con un sorriso. Sono la prova della vostra ingegnosa creatività.

Il museo itinerante della marachella: www.lachasseauxbetises.be.

(L’immagine in evidenza viene dal “Catalogue de bêtises (très) culottées” d’Elisabeth Brami e Serge Bloch).
Semi di meraviglia: esperienze · Semi di meraviglia: la risata

Ridere tanto per ridere: l’effetto domino.

Quando il neonato comincia ad indirizzare i suoi sorrisi agli esseri umani che lo circondano, inizia la sua vita sociale. Quando le sue risa echeggiano cristalline, oltre a riempire il mondo di una gioia che ci pulisce dalle brutture umane, si apre per lui il tempo del gioco. Col gioco, quello dell’imparare. Risata, gioco e apprendimento formano una catena che per nulla al mondo dovrebbe essere spezzata.

Per questo la risata merita una categoria a sé stante tra i “semi di meraviglia” che pianto in questo blog.

Sembra che un minuto di pazze risate equivalga a 45 minuti di rilassamento…
Con i miei allievi del gruppo di improvvisazione, ci siamo quindi offerti una sessione di risate nello spazio pubblico. Alcuni viaggiatori inconsapevoli si sono lasciati contagiare con piccoli sorrisi perplessi o grandi risate senza complessi. Altri, si sono furtivamente allontanati, presi dalla paura di trovarsi nel mezzo di un’inquietante e pericolosa psicosi collettiva…
A noi, ci ha fatto bene!

Guillaume di Baskerville: “Ma che cosa c’è di tanto terribile nel riso?”
Jorge: “Il riso uccide la paura. E senza la paura non ci può essere la fede. Senza la paura del demonio non c’è più necessità del timor di Dio.
Guillaume di Baskerville: “Però non puoi eliminare il riso eliminando questo libro.
Jorge: “No, certamente. Il riso resta lo sfogo dell’uomo volgare. Ma cosa succederebbe se per colpa di questo libro… uomini saggi andassero affermando che è possibile ridere di tutto? Possiamo ridere di Dio? Il mondo precipiterebbe nel caos.

Semi di meraviglia: esperienze

Siete stupendamente stupendosi! Compiti a casa per tutti.

Compitino. Oggi mettetevi in un punto della città dal quale potete osservare i passanti senza dare troppo nell’occhio, che so, la terrazza di un caffè, una panchina, la fermata di un autobus. Per ogni persona, ma proprio ognuna – non imbrogliate! – sulla quale posate lo sguardo, impegnatevi a trovare, sinceramente, qualcosa che vi piaccia. Che sia anche solo quel suo modo di camminare o di portare la borsetta, o quella inavvertita fossetta sul mento. E finché questo qualcosa non lo avete trovato, non rinunciate. Imparare l’arte dei dettagli, dell’entrare in empatia, del lasciar cadere le quotidiane abitudini alla critica o all’indifferenza, non è sempre così immediato.

IMG_7682Cinque minuti saranno sufficienti. Poi tornate domani. E dopodomani. Quando vi rendete colpo che ormai a colpo d’occhio potreste elogiare qualsiasi passante con una osservazione positiva sincera, siete pronti per la fase due: elargire complimenti gratuiti.

Da solo o in gruppo, prendete un cartone e scriveteci sopra, con la vostra più gioiosa calligrafia, “complimenti gratuiti“. Andate nella via più affollata che vi viene in mente, o in quella più romantica (evitate quelle buie e paurose che potrebbero intimidire le persone) e guardando negli occhi i passanti, dite loro quello che pensate.

Siate sinceri. Siate generosi. Dimenticate voi stessi per donarvi un istante all’altro, uomo o donna, giovane o anziano, fashion o démodé, zoppo, zozzo o zoticone che sia.

Molti non vi crederanno. Siamo in una società in cui il benessere è uno dei più redditizi business, figuriamoci se uno elargisce complimenti sinceri e gratuiti. 

Ma molti sorrideranno, se ne andranno col loro regalo, una carezza verbale che, a volte inavvertitamente, ha il potere di cambiare l’umore di una cattiva giornata.

Il gruppo di improvvisazione dei MarDéliriens l’ha fatto, e qualcosa mi dice che lo rifarà ancora, perché la cosa sorprendente dell’esperienza è che trasmettere energie positive ha lo straordinario potere di predisporre positivamente e di appagare emotivamente anche il donatore. photo_groupe

La penso in modo leggermente diverso per quanto riguarda gli elogi nell’educazione dei bambini, ma questa è un’altra storia, e ne parlerò in un altro articolo.

E fino a quel momento… senza inibizioni, posso sventatamente dichiarare che siete tutti – grandi e piccini – tutti! formidabili, meravigliosamente meravigliosi, stupendamente stupendosi e anche un tantino favolevolmente favolosi!

Semi di meraviglia: esperienze

Un divertente caos per ricominciare

Si ricomincia col laboratorio di improvvisazione teatrale per adulti. Ancora immersa nella lettura di “Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie” di G. Rodari, per quest’inizio anno ho voluto sperimentare, applicando i suoi consigli sul raccontare, alla scena.impro da rodari1
Questi giochi sono stati un bel motore per inscenare storie completamente deliranti, senza capo né coda, in cui l’entusiasmo e la voglia di giocare l’hanno avuta vinta sul rigore e la logica. Fantasmi che non sanno di esserlo, sono andati a braccetto con Pamele Anderson fagocitate da presentatori improbabili; un fantomatico Titanic due è affondato tra le note di una canzoncina miserabile, mentre in TV ha fatto scalpore la scoperta degli effetti sostenibili e decisamente estetici del sudore umano.impro da rodari2
La settimana prossima ricuciamo un po’ i pezzi insieme e ci risistemiamo la cravatta, ma ieri è stato bello così, un cadavere squisito si è scolato il vino novello dell’improvvisazione, un modo tutto nostro per augurarci “buon inizio”. Vivo o no nella patria del surrealismo?

Semi di meraviglia: esperienze

La felicità che resiste alla prova Robinson Crusoe

Nel 1972, all’età di soli 17 anni, sale al trono del Bhutan Jigme Singye Wangchuck. Il giovane sovrano decide di viaggiare di villaggio in villaggio per chiedere ai suoi sudditi cosa sia per loro la cosa più importante. Tutti, instancabilmente, rispondono: la felicità.
Così, il re decide di concentrare i suoi sforzi affinché nel suo regno non si giudichi il benessere a partire da parametri esclusivamente economici, ma tenendo conto del sentimento della felicità: nasce il FIL, la felicità interna lorda.
A partire da questa storia che diamo per vera (che ci ha permesso di ripassare un po’ di geografia… Perché, tu lo sai dov’è il Bhutan?!), ci siamo lanciati, con il gruppo di adolescenti dell’associazione Action Josaphat, alla ricerca della felicità.
Ciascuno di noi ha scelto ciò che più lo rende felice e poi ci siamo catapultati in un’immaginaria isola deserta, per mettere alla prova i nostri beni preziosi. Lo smartphone, tanto gettonato, è stato il primo a capitolare, senza elettricità e senza wi-fi, da spento, non è buono neanche a fare da spazzola. Qualcuno lo ha usato, con una certa soddisfazione, come piattino design. La bottiglia di vodka, che ci aveva tanto scandalizzato all’inizio, si è rivelata un ottimo disinfettante, antidolorifico e calmante. E ci ha anche salvati, perché grazie al messaggio buttato in mare, ci sono venuti a recuperare dalla nostra immaginaria isola deserta. L’amicizia e l’amore hanno subìto non poche avversità ma sono usciti vincenti. Alex, per cui dormire è la cosa più bella al mondo, è stato conciliato dal rumore delle onde del mare sulla risacca, ha sofferto poco la fame ed è stato protato in salvo prima che si rendesse davvero conto dell’accaduto.

È stato un lavoro di ricerca divertente e altrettanto lo è stato il risultato scenico. Un’idea semplice ma una realizzazione efficace con tanti spunti di riflessione sul posto che vogliamo dare alla felicità e sul come la tecnologia può avvicinarci ad essa piuttosto che spingerci, in modo centripeto, fuori dal cerchio.

Cosa ho imparato?

  •  lasciare che l’altro possa esprimere scenicamente, fino in fondo, il suo punto di vista, mi ha permesso di comprenderlo e accettarlo nonostante le mie iniziali reticenze, di entrare in empatia con gli allievi e di trovare inattesi punti di contatto.
Semi di meraviglia: esperienze

I bambini hanno le orecchie grandi grandi

Il progetto teatrale “Mur-murs” nasce da una collaborazione con un’educatrice che stimo molto, che fa un eccellente lavoro non solo con i bambini ma anche con i genitori, portando avanti con entusiasmo e successo un’associazione in un quartiere non facile.
Eppure, le nostre spinte pedagogiche si sono dimostrate a più riprese agli antipodi.
Per lei, non bisogna felicitarsi coi bambini perché questo rallenta la possibilità di migliorarsi. È molto direttiva e chiara nello spiegare i perché e i per come di un esercizio, mentre per me tutto l’interesse risiede nell’interpretazione del bambino, nell’errore di comprensione che diventa serendipità, nella relazione elastica che si crea tra di noi e che intesserà quasi da sola la narrazione del nostro racconto scenico.
È stato qui interessante vedere in che modo queste due ipotesi educative, fondendosi, ci hanno portato alla rappresentazione.

 

Essendo un gruppo di bambini di immigrazione di seconda generazione (loro nati nel paese d’adozione dei genitori), mi è sembrato potesse essere interessante, tenendo conto anche delle loro proposte, lavorare sul tema del muro in generale e dei muri che oggi migliaia e migliaia di migranti cercano di attraversare per fuggire dai loro Paesi natali.
Due aneddoti mi sono rimasti in mente. Il primo vede protagonista A. di 10 anni, che dopo quasi due mesi di prove, in cui interpretavamo il viaggio di un minore non accompagnato, ha il coraggio di esprimersi: “Ma io ho paura dei migranti, sono terroristi!“. Questa frase è stata l’occasione per aprire un vaso di Pandora di mezze informazioni sentite alla TV, amalgama di discorsi superficiali e scorciatoie pericolose, soprattutto quando arrivano all’orecchio di un bambino che, per quanto protetto il più possibile, vive comunque in una città che avrebbe vissuto, di lì a poco, il trauma di una bomba in metropolitana.
La paura è un’emozione insidiosa, che a volte prende forme irriconoscibili, come la violenza, l’aggressività, il disprezzo. Mentre nella sua forma pura è un utile mezzo di sopravvivenza, le sue trasformazioni sono invece del tutto deleterie.
Non so se siamo riusciti a placare almeno un po’ la paura di A., se ha creduto a noi o alla TV. Quello che mi auguro è che da paura non diventi altro e che vada, un domani, a mettere nuovi mattoni sui già troppo numerosi muri che ci dividono.

Il secondo aneddoto che mi ha marcato si è svolto durante una parentesi in cui, nell’ottica di creare i nostri personaggi per la rappresentazione, spiegavo come utilizzare il bacino. Invece di invitare i bambini a visualizzare il loro coccige, ho indicato il punto in questione sul mio corpo (ciò che crea sempre grande ilarità), aggiungendo senza riflettere “laddove prima avevamo la coda“. Nei venti minuti successivi ho visto proprio crescere fumettisticamente, sopra la testa di B., un grosso punto interrogativo, che è finalmente esploso interrompendo le prove: “ma quindi… Adamo ed Eva avevano la coda!
Impreparata sul luogo specifico in cui storicamente Darwin e i vari personaggi evangelici si siano fatti un cicchetto insieme, ho glissato un codardo “…laddove avremmo avuto la coda se fossimo stati animali” e sono andata avanti.
Eppure, vi dico la verità, da quel giorno, nel mio immaginario, il giardino di Eden è popolato da ingenui beati primitivi esseri umani che scodinzolano sotto il grande albero delle mele…

imageCosa ho imparato?
Tutto quello che diciamo ha in un bambino una risonanza impressionante. Siamo responsabili delle zavorre o delle ali che lasceremo loro in dotazione. Che tutte le mie parole siano dosate, che possano alimentare in loro la poesia e la curiosità. Che possa aiutarli a sentirsi al sicuro per esprimere le loro paure e poterle così attraversare insieme prima che degenerino. Che possa essere all’altezza di questo compito.

Contributi fotografici @lauralafon.