Semi di meraviglia: esperienze · Semi di meraviglia: il gioco

Il gioco delle tre figure per sviluppare l’empatia

Mi piace accorgermi, rileggendo appunti e propositi prima dell’inizio di un laboratorio, quanto le cose non vadano mai davvero come previsto. Potrebbe essere una constatazione destabilizzante, ma a me rassicura pensare che sono gli esseri umani presenti, con le loro personalità uniche, a determinare il corso delle cose, e non la mera limitata programmazione del mio cervello su un’immutabile metaforica incisione su pietra.

All’inizio di questo laboratorio (di cui parlo qui), avevo deciso di lavorare al modo diverso di vedere il mondo, considerate le diverse nazionalità presenti, per questo abbiamo iniziato l’esplorazione con dei caleidoscopi. Avevo programmato originali escursioni tra cultura e parole d’altrove, e ci siamo invece ritrovati, con gusto, a giocare con la più universale delle materie: le emozioni. Il caleidoscopio ci ha mostrato la complessità delle declinazioni dell’emozione, che è possibile cioè che persone diverse provino emozioni diverse, anche se esposte alla stessa esperienza e che persino emozioni contrastanti convivano nello stesso individuo, nello stesso istante. Abbiamo scoperto che si può provare una grande tristezza ascoltando una musica gioiosa, che piangere può essere semplicemente la dolce impronta dell’amore (quando siamo, ad esempio, tristi perché la nostra adorata cuginetta se ne torna al suo paese dopo essere passata a trovarci).Schermata 2017-12-07 alle 18.13.45

Abbiamo scoperto che in tutto questo calderone, tra l’imparare a gestire le proprie emozioni e il capire quelle degli altri, si insinua una parolina magica, di cui avevo già parlato in questo articolo: l’empatia.

Sapersi mettere nella pelle dell‘altro, anche se apparentemente molto diverso da noi, essere capaci di immaginare quello che prova, anche se non ci troviamo nella sua posizione, saper guardare alla sua alterità con la stessa meraviglia che abbiamo guardando attraverso un caleidoscopio… ciò rappresenta, a mio avviso, un bel bagaglio di competenze per il benessere personale e collettivo.

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Semi di meraviglia: il gioco

Giocare col neonato. Attività psicomotorie per 0-3 mesi.

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Sì, lo so… Nel mio scorso articolo vi ho implicitamente consigliato di regalare alla vostra nipotina preferita di nove mesi una scatola di sassi.
Sì, lo so… Questo gesto rischia di essere interpretato dalla famiglia come una simbolica quanto minacciosa dichiarazione di ostilità…
Peccato, perché sono sicura che la piccola avrebbe apprezzato.

Sono contenta di notare per esperienza personale che, malgrado il bisogno convulsivo di comprare – come se la grandezza del mio amore si misurasse con la quantità di oggetti popolanti il mondo del mio piccolo – il solo ingrediente che conta veramente è la presenza.
Il tempo che trascorro col mio bimbo dandogli tutta la mia attenzione.
Esserci, magari con un pizzico di creatività.

Oggi ho voglia di condividere con voi le attività che ho proposto al mio bambino dai 0 ai 3 mesi per accompagnarlo nelle sue scoperte psico-motorie. In francese c’è un termine molto bello per definire chiaramente lo scopo di questo accompagnamento: “l’éveil“. Traducibile letteralmente con “il risveglio”, racchiude tutta una corrente pedagogica che si prefigge di attivare e permettere di sviluppare progressivamente le motivazioni, attitudini e capacità del bambino (dall’introduzione di M. Disoteo a “La musica è un gioco da bambini“).

In italiano, la parola “risveglio” mi suona un tantino presuntuoso, perché al contrario, trovo che frequentare bambini sia una straordinaria occasione per risvegliarci, noi adulti, dal torpore nel quale siamo spesso assopiti.

Ma bando ai giri di parole.

Tra 0 e 3 mesi, i neonati reagiscono positivamente quando si sentono protetti, amano il contatto fisico (cfr. ConTatto è bello: il massaggio del neonato). Manca il sostegno della testa che verrà acquisito durante questi tre mesi. Secondo Jean Piaget, da ora fino ai due anni, ci si trova nella fase sensomotoria, in particolare:

– tra 0 e 1 mese, non c’è ancora imitazione né gioco, ilimage neonato presenta una serie di riflessi innati come stringere le mani e i piedi in presenza di un oggetto, la suzione, il movimento degli occhi e degli arti.
– Tra 1 e 4 mesi, gli schemi sensomotori di base si sviluppano fortemente: vocalizzare, afferrare, guardare, ascoltare sono azioni ripetute spontaneamente nell’arco della giornata. Pian piano il neonato impara ad effettuare connessioni (rido ad un suono che riconosco, metto in bocca un oggetto che afferro, ecc.). Il bambino acquisisce la competenza per ripetere volontariamente un’azione che ha effettuato per caso, ripetendola infinite volte per impregnarsi della sorprendente scoperta sensomotoria.

Quindi come giocare con lui?
a. Ed eccolo qui con noi. Il piccolo è appena arrivato. Il mondo extra-uterino è tutto nuovo e da scoprire. Tutte le azioni che possono rassicurarlo, coccolarlo, riconnetterlo agli elementi che già conosce di noi e del mondo (la nostra voce, il nostro odore, i rumori bianchi, essere raccolto e dondolato, la luce soffusa, i suoni ovattati) saranno probabilmente graditi. Qualche esempio: dondolarlo tra le braccia cantandogli una nenia (ancor meglio se gliela avete già cantata quando era in grembo), lo farà sentire “a casa” anche nella sua nuova dimora e parteciperà allo sviluppo dell’udito e del linguaggio.

b. Il neonato in questa fase ha una consapevolezza globale senza identificare singolarmente i suoi arti. Ecco perché agita gambe e braccia in tutte le direzioni. Ha inoltre il senso del tatto sviluppatissimo e comunica con la mamma e il papà essenzialmente con esso. Massaggiarlo è una splendida esperienza per aiutarlo a capire i limiti del proprio corpo (dove inizia e finisce, di quali parti si costituisce), per sprigionare benessere nel piccolo e nei genitori, per stimolare l’interazione e la comunicazione non verbale. In questo articolo do alcuni consigli per una sequenza semplice di massaggio neonatale.

c. Soffiargli sul viso e sul corpo. Io precedevo il soffio da un suono che lo avvisava che stavo per soffiare (una grossa inspirazione rumorosa): con l’abitudine, mio figlio chiudeva gli occhi prima ancora che l’aria lo raggiungesse, già preparato al gioco. Il suo sorriso mi confermava il suo apprezzamento. Questa attività, come la precedente, aiuta a percepire il proprio corpo e a creare una delicata comunicazione non verbale.

d. Far passare un oggetto davanti al bambino affinché lo segua con gli occhi. Meglio se si tratta di un oggetto che  produce un suono. Noi passavamo con una mano sfregando le dita. All’inizio la sua attenzione veniva carpita solo per brevissimi istanti, col passare delle settimane e dei mesi la precisione dello sguardo è diventata sempre più fine, il gioco sempre più complesso, fino a creare una danza a due tra l’oggetto e il suo sguardo (con relativa testolina a seguito). Consiglio di far passare l’oggetto davanti al piccolo da un estremo all’altro per invitarlo a seguirlo con la testa (azione che aiuta a tonificare i muscoli del collo).

e. Raccontargli delle storie. Preferibilmente usando pupazzetti che fanno rumore. Io usavo i suoi pinguini di legno con i sonaglietti. Ogni personaggio aveva una voce diversa e produceva sbattendo col legno e i campanelli un suono che attirava la sua attenzione. Spettatore della mia narrazione fumettistica, era per me uno spasso vedere come seguisse con la testolina il muoversi dei personaggi, guardandomi sorridente e perplesso quando cambiavo il tono di voce. Mi sembra un ottimo modo per introdurlo alla storia narrata e, più in là, alla storia letta.

f. Un classico che non invecchia: le pernacchiette sulla pancia, rigorosamente ad ogni cambio di pannolino. Gli effetti positivi non sono stati (ancora) scientificamente provati, ma per noi è diventato un rito, un momento intimo e divertente che perdura nei mesi.

g. Appendere un oggetto mobile sopra di lui, nella culla o sul fasciatoio. Di solito si consiglia in bianco e nero o con forti contrasti, per facilitare la visione non ancora sviluppata del bambino. Montessori ne propone vari tipi che si trovano facilmente in commercio, ma se avete un po’ di tempo consiglierei piuttosto di farli da soli, attaccando per esempio ad un bastoncino dei fili con delle figurine che potranno variare nei mesi. Mi ero riproposta di costruirne uno, ma poi un’amica mi ha portato dall’Africa dei deliziosi pupazzeti di stoffa che sono diventati “gli amichetti della savana” di mio figlio. All’inizio capitava quasi per caso che lo sguardo ci cadesse sopra, poi ha cominciato a sorrider loro, a seguirli con lo sguardo, fino a sfiorarli con le dita.

E per voi, quali sono state le prime… “interazioni psicomotorie” col vostro piccolo?

Semi di meraviglia: il gioco

Il cadavere squisito berrà il vino novello

Ma che diavolo di modo lugubre di intitolare un articolo?! Marcel Duhamel, Jacques Prévert e Yves Tanguy trovarono invece questa espressione così esilarante da battezzarci il loro nuovo giochetto letterario surrealista. Questi mattacchioni ricavarono la frase “le cadavre exquis boira du vin nouveau”, testando una nuova tecnica per creare inediti accostamenti linguistici, che diventerà un simpatico gioco per grandi e piccoli scrittori: si fa passare un fogliettino nel quale ciascuno scrive una parte della frase (io scrivo il soggetto, poi ti passo il foglietto piegandolo in modo che tu non veda quello che ho scritto, tu scrivi il verbo, una terza persona di seguito il complemento, e così via). Non ci avete mai giocato? A scuola, ovviamente durante le lezioni, ci passavamo di nascosto, di banco in banco, questo foglietto passatempo. Noi però scrivevamo una frase a testa. La storia che ne usciva era il più delle volte assai divertente.

È un gioco che mi piace molto, innanzitutto perché basta avere solo un foglio e una penna e trova un posto in qualsiasi contesto, poi perché, se si fa con dei bambini, permette di ripassare in modo ludico le parti grammaticali di una frase e di vivere sulla propria pelle l’azione in comunità: se si lavora insieme, si va più lentamente, non si può avere un risultato esattamente come lo volevamo noi, sono necessarie delle rinunce e compromessi, ma spesso si arriva a creare qualcosa di più sorprendente e – la storia che si legge alla fine aprendo il foglietto lo dimostra – ci si diverte di più.

imageLa settimana scorsa ho partecipato ad un cadavre exquis un po’ particolare, organizzato da Coolframe durante il Festival dei Beni non Comuni: abbiamo sostituito l’idea delle frasi con un collage di ritagli di giornali e oggetti recuperati in strada (bottoni, pezzetti plastici e metallici, ecc.). Il principio: ciascuno comincia il suo collage lasciando spazio nel supporto di base scelto, poi lo copre lasciando visibile solo una piccola parte, e lo passa ad un’altra persona che, senza visione globale dell’opera, la continua. Il risultato, surrealista, non manca mai di sorprendere e di porre quesiti psicoanalitici. È una bellissima attività che può accogliere simultaneamente adulti e bambini, in uno spazio condiviso che diventa denso di concentrazione e del rumore di forbici e giornali.

Semi di meraviglia: il gioco

La top ten (+2 bonus) dei suoi giochi preferiti a 9 mesi.

1- Non c’è nessun dubbio, al primo posto non possono che troneggiare loro: i sassi. 1_sassiAppena arrivati in spiaggia è impazzito, ha cominciato ad agitare le gambette, lanciando parole di grande impatto culturale (Dada!), di fine gastronomia partenopea (babbà!), di filosofia “il dubbio come chiave di lettura del mondo” (ma…ma…) e ispirato dai matrimoni nel mondo arabo ha cantato il suo inno alla gioia (lalalallalalallalallalalallalalalalala). Abbiamo portato con noi i sassi, anche negli ultimi viaggi in aereo, creando qualche perplessità al controllo. Niente da fare, sono i suoi assolutamente preferitissimi. Ergonomici per le sue manine, li tiene stretti stretti (ché finisce sempre che li ritroviamo nei luoghi più inaspettati… “Ma come ci è arrivato qui ‘sto sasso?!“), li lancia e li va a riprendere (questo può farlo per ore attraversando in lungo e in largo la casa), li lecca e mordicchia (con sussulto da parte degli apprensivi genitori), li strofina per terra,  li sbatte uno contro l’altro, li sbatte per terra godendone del suono (la vicina del piano di sotto può godere pure delle sue doti ritmiche), li lancia per terra quando è un po’ in alto, per studiare la legge di gravità e il rumore prodotto, che, pare dirci con grande serietà scientifica, è direttamente proporzionale all’altezza da cui è lanciato.

2- I capelli della mamma. Delizioso tirarli, arrotolarcisi dentro, carezzarli se in procinto della poppata, usarli come capellibriglie, come sveglia se mamma dorme ancora, strapparli a chiome intere. Una volta allontanati dalla casa-madre-radice, i giochi possono continuare: sviluppare la motricità fine prendendone e tirandone uno solo, lasciarsi solleticare dallo stesso, assaggiarlo con faccia da disgusto. Possono essere tenuti stretti nella manina come bottino di guerra e poi lasciati come pollicino in luoghi in cui non sarebbero riusciti ad arrivare da soli (nella zuppa, dentro ad un libro, in una macchinina, dentro al suo body, ecc.).

3. I cilindri musicali. Sono cilindri di legno estrapolati da un gioco che trovo carinissimo, di ispirazione montessoriana, ancora prematuro per lui. Agitando i cilindri vengono prodotti suoni diversi: lo scopo del gioco è, in origine, di riconoscere i due cilindri che producono lo stesso suono. cilindriCapitati tra le sue manine quasi per caso, mi sono accorta che, contrariamente a quello che credevo, erano già oggettini curiosi. La forma è perfetta: si possono afferrare con le manine, scuoterli per farli suonare, sbatterli a terra per musicare il suono del cilindro col suono del suolo, farli rotolare  a terra e andare a riprenderli, farli rotolare sotto il divano e aspettare che qualcuno li riprenda, lanciarli verso qualcuno e aspettarsi che quel qualcuno abbia la prontezza di spirito di rimandarli indietro, andarli a prendere da dentro la scatolina, farli cadere se posti verticalmente. Sono una fonte instancabile di gioco e, a differenza del sasso, che viene tirato vicino e ripreso poco dopo, i cilindri si possono fare andare lontano lontano per poi lanciarsi in corse da ninja professionista (il pupetto in questione non gattona ancora, ma striscia rapidamente, spingendosi con le mani e i piedi).

4. Il sacchetto di carta. È un suo amico di sempre. Da piccolo piccolo ne ascoltava sorridente il suono, poi ha imparato ad afferrarlo. Da due mesi a questa parte, cartaè alla base di folli allenamenti braccio-gambali: attaccato ad una mollettina con un filo e tenendogli un’estremità, il pupo dall’altra parte ha tutto lo spazio per dimenarsi selvaggiamente con tutto il corpo, direttore d’orchestra di una ricca gamma di suoni cartacei degni di tutto rispetto. L’apprensione dell’adulto: essere sempre vigile per impedire che un angolo finisca in un occhio e possa ferirlo.

5. Un pezzo di carta tipo carta igienica o carta assorbente (prerogativa: facile da fare a pezzettini). scottexNon producendo suoni degni di interesse, a differenza del sacchetto, i pezzi di carta morbidi (da preferire a quelli rigidi, estremamente taglienti) sono diventati grandi amici e passatempo da poche settimane. Mettono in gioco la motricità fine nel doverli prendere con due mani (possibilmente col pollice e l’indice) per strapparli. La boccuccia a fiorellino indica che è un’attività estremamente impegnativa. Assorto contemplativamente nella moltiplicazione dei pezzettini di carta (ché alla fine sembra abbia nevicato in terra), ottenere la sua attenzione chiamandolo non dà in queste situazioni alcun frutto. Il solo modo di distoglierlo (e perché mai dovrei) è produrre inavvertitamente il suono del sacchetto di carta, del cilindro o del sasso (non per nulla, più in alto nella classifica).

6. I solidi Ikea. solidiNati per stare su un carrello, dotati di una calamita per attaccarsi al gancio dell’autogru, arrivano estrapolati dal loro corollario, soli soletti nelle sue manine. Un po’ più impegnativi da prendere perché un po’ grandi, rispetto ai cilindri o ai sassi, attirano per i loro colori, probabilmente la diversa sensazione che danno nella presa. Si possono anch’essi sbattere in terra, leccare, sbattere l’uno contro l’altro, far cadere da altezze diverse, portarli in giro.

7.Il cucchiaino. Da quando ha iniziato ad assaggiare cibi diversi dal latte, è il mio modo per dirgli: “adesso si mangia”. manina cucchiaino2Comincia a metterlo in bocca, a volte a fare il tragitto dal piatto alla bocca, anche se ci sono ancora tante cose da capire prima che possa essere uno strumento duttile per alimentarsi. Per ora, è un simpatico compagno di giochi che accompagna i pasti. Oltre ad essere allenamento per lo scopo che avrà, è un ottimo strumento percussivo per tavole, stoviglie, sedie e genitori, si può buttare in terra guardandolo intensamente (e aspettando che torni indietro…), mordicchiarlo, sentire la diversa consistenza del manico e della punta.

8. Il peluche L’orso Cesare della marca belga Lilliputiens. Ha una specie di gonna che se si alza nasconde un anello e un coniglio. cagnoÈ morbidissimo e la gonna fa un bel rumore come di carta. Regalato dalla nonna che sa quanto mi piacciano i prodotti di questa marca. All’inizio sembrava piacesse più a me che a lui, forse troppo grande per poterlo maneggiare. Poi abbiamo scoperto che, attaccandolo al dondolino, lo accarezza addormentandosi. Apprezza la consistenza, il rumore della gonna, il fatto di poterlo scuotere senza che cada (perché allacciato fisso), anche aggrappandosi all’anello del coniglio nascosto. Penso ci giocherà ancora a lungo e che la loro relazione si evolverà. Aggiornamento tra qualche mese.

9. Gli specchi. Mio figlio si piace. E si sta anche un sacco simpatico. Davanti allo specchio ride con gli occhi che gli brillano. specchiA volte, smette di fare i suoi soliti rumorini e lo trovo assorto a guardarsi negli specchietti un po’ deformanti che sono attaccati ad alcuni suoi giochi. Rimane lunghi minuti in contemplazione silenziosa, ci si avvicina sempre più, poi ci appoggia la testa e si assaggia. Narciso papillo-sensibile.

10. La console di gioco in legno. Ancora un po’ complessa per lui, gli regala pochi ma intensi momenti giornalieri. xilofonoPrendere in mano la bacchetta non è un gioco da ragazzi, prendere in mano il triangolino sì, ma strofinarlo sulle superfici proposte senza strofinarsi anche le dita, no. Ottimo per allenare la motricità fine (prendere la bacchetta, il pirulino giallo per far girare la ruota, ecc.) e per la psicomotricità in generale (battere con la bacchetta contro un oggetto scelto e percepire la differenza di suono a seconda dell’oggetto battuto, ecc).

11. Adorabile lucetta Pabobo. Da quando è nato illumina con delicatezza il viso del mio piccolo affinché possa controllare nella notte se va tutto bene (mi rassicura..). lucettaÈ tra i bonus perché è una scoperta recentissima e non so quindi se passeggera. Il piccolo atleta si è accorto che con le nuove conquiste di mobilità del suo corpo, il mondo è suo. Così, intrepido si arrampica su di me, allunga la mano e lo afferra, indifferente al fatto che la mamma stia cercando di addormentarlo. Poi si sdraia e lo usa come alabarda spaziale nel buio. Sono affascinata nel guardarlo scoprire l’uso di una fonte luminosa nel buio e curiosa di vedere come la relazione con questo oggetto bonus evolverà.

 

12. Il pezzetto di tessuto rappresentante un monumento di Berlino. berlinSe lo si stropiccia, fa un simpatico rumore di carta. Fa parte dei bonus perché ormai ha perso del tutto di interesse, però è stato per tanti mesi un compagno di giochi di tutto rispetto. Facile da afferrare, con quel rumorino che accarezza l’orecchio, facile da portarsi dietro nella borsetta per fargli compagnia in qualsiasi momento. Ci tenevo a citarlo per la sua semplicità, economico, facile da lavare, leggero e, almeno per il mio bimbo, di alto gradimento.

mucchio di giochi1Sono contenta di confermare per esperienza diretta che è vero quando si dice che più un gioco è semplice, più a lungo sarà meritevole di attenzione. Maria Montessori (e certo non solo lei) diceva che il gioco deve stimolare l’immaginazione e la creatività del bambino. È molto più appagante inventarsi giochi a partire da un oggetto “larvale”, non totalmente definito, che usarlo nel (solo) modo in cui il suo adulto costruttore lo ha concepito. Non è il caso di molti dei giochi che ho proposto, ma idealmente non dovrebbero essere troppo colorati per non creare inutile confusione (i cilindri ad esempio hanno solo il beccuccio colorato, per il resto hanno la tinta “neutra” del legno). Ho sentito dire da qualcuno che la plastica “non suona, ma fa rumore”. Sono piuttosto d’accordo. Il piacere esplorativo che gli procurano sassi e carta, non è paragonabile a quello dei giochini in plastica; e le musichette che questi spesso propongono, attirano la sua attenzione lasciandolo passivo, invece di invitarlo attivamente e creativamente alla scoperta dei suoni che i materiali naturali come il legno e la pietra nascondono. Sssssssssssssssssh!! Ascolta! Appiccicato a quel sasso levigato, c’è ancora la nenia della risacca del mare; in quel pezzo di legno il fruscio del vento tra le foglie. Se non ci credi, chiedilo a tuo figlio, certamente te lo confermerà, sfoggiando le sue sorprendenti competenze in lingue dell’est: “Ma-ma, da! Da! Da!”.