Per un terreno fertile

Sempre in ritardo per colpa dei tuoi bimbi? Qualche alternativa alle incitazioni minacciose.

Posso sostanzialmente dividere in due grandi insiemi le situazioni durante le quali mi trovo a dover/poter imporre la mia autorità per ottenere rapidamente una risposta da mio figlio, con conseguenti crisi di pianto o ostruzionismo: situazioni di reale urgenza e situazioni minori.

Nelle situazioni urgenti ci sono poi dei sottogruppi. In una situazione di pericolo, ad esempio, la mia reazione istintiva è così fisicamente e verbalmente determinata, che mio figlio generalmente capisce subito i segni arcaici dell’urgenza e li accetta (Scotta! Taglia! Schiaccia!). Poi ci sono quelli dell’urgenza sociale o personale, che sono ben più difficili da far comprendere ad un bambino (un appuntamento, l’entrata a scuola o in ufficio, un treno che parte o semplicemente l’esaurimento della dose giornaliera di pazienza) ed è quindi più complesso far accettare al bambino che è ora di muoversi, adesso, senza esitare. Continue reading “Sempre in ritardo per colpa dei tuoi bimbi? Qualche alternativa alle incitazioni minacciose.”

Semi di meraviglia: esperienze · Semi di meraviglia: il gioco

Il gioco delle tre figure per sviluppare l’empatia

Mi piace accorgermi, rileggendo appunti e propositi prima dell’inizio di un laboratorio, quanto le cose non vadano mai davvero come previsto. Potrebbe essere una constatazione destabilizzante, ma a me rassicura pensare che sono gli esseri umani presenti, con le loro personalità uniche, a determinare il corso delle cose, e non la mera limitata programmazione del mio cervello su un’immutabile metaforica incisione su pietra.

All’inizio di questo laboratorio (di cui parlo qui), avevo deciso di lavorare al modo diverso di vedere il mondo, considerate le diverse nazionalità presenti, per questo abbiamo iniziato l’esplorazione con dei caleidoscopi. Avevo programmato originali escursioni tra cultura e parole d’altrove, e ci siamo invece ritrovati, con gusto, a giocare con la più universale delle materie: le emozioni. Il caleidoscopio ci ha mostrato la complessità delle declinazioni dell’emozione, che è possibile cioè che persone diverse provino emozioni diverse, anche se esposte alla stessa esperienza e che persino emozioni contrastanti convivano nello stesso individuo, nello stesso istante. Abbiamo scoperto che si può provare una grande tristezza ascoltando una musica gioiosa, che piangere può essere semplicemente la dolce impronta dell’amore (quando siamo, ad esempio, tristi perché la nostra adorata cuginetta se ne torna al suo paese dopo essere passata a trovarci).Schermata 2017-12-07 alle 18.13.45

Abbiamo scoperto che in tutto questo calderone, tra l’imparare a gestire le proprie emozioni e il capire quelle degli altri, si insinua una parolina magica, di cui avevo già parlato in questo articolo: l’empatia.

Sapersi mettere nella pelle dell‘altro, anche se apparentemente molto diverso da noi, essere capaci di immaginare quello che prova, anche se non ci troviamo nella sua posizione, saper guardare alla sua alterità con la stessa meraviglia che abbiamo guardando attraverso un caleidoscopio… ciò rappresenta, a mio avviso, un bel bagaglio di competenze per il benessere personale e collettivo.

Come siamo arrivati all’empatia? Continue reading “Il gioco delle tre figure per sviluppare l’empatia”

Per un terreno fertile

E se lasciassi giocare mio figlio con le bambole? Pregiudizi e stereotipi.

Un’amica mi ha consigliato di leggere un articolo interessantissimo su un sito francese, risvegliando una serie di riflessioni già esistenti in me, in forma un po’ latente, e che ho voglia di condividere con voi oggi: in che modo operiamo discriminazione di genere nella scelta dei giocattoli che offriamo ai nostri figli.

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Nadia Chambéry, autrice dell’articolo, ci fa notare che una bambina che gioca con dei giocattoli prettamente maschili, si vedrà probabilmente appioppare appellativi come “maschiaccio”, in opposizione ad una vera bambina “come si deve”, ma sarà nonostante tutto generalmente tollerata e, perché no, considerata, proprio per questo motivo, forte di carattere (“così non si farà mettere i piedi in testa dagli uomini”). Non meriterebbero lo stesso destino i maschietti che si trovassero malauguratamente a manipolare giochi o oggetti associati all’universo femminile: questo infelice contatto farebbe infatti incorrere il malcapitato nel rischio di diventare effeminato, per il noto e pauroso effetto di contaminazione generato da quegli oggetti. Una bambina maschiaccio passi, ma un bambino effeminato, proprio no!

Lise Eliot, nel suo Pink Brain, Blue Brain: How Small Differences Grow Into Troublesome Gaps (Cervello Rosa, Cervello Blu: Come piccole differenze si ingrandiscono fino a diventare problematiche), smonta decenni di convinzioni e pregiudizi secondo i quali il cervello dell’uomo e della donna sarebbero nettamente diversi: in realtà, a parte il fatto che il cervello dell’uomo pesa di più di quello della donna e che quello della donna si sviluppa uno-due anni prima di quello dell’uomo, le differenze tra i singoli individui, indipendentemente dal sesso, sono molto più grandi rispetto alle differenze tra uomini e donne, anche considerando l’influenza di geni e ormoni. Basterebbero poche ore di studio per compensare e rendere tali distanze inesistenti. Eppure, gli stereotipi e la cultura ingigantiscono queste insignificanti divergenze, facendoci diventare gli uomini e le donne dettate e auspicate dalla società.

Un esempio banale tra i tanti, senza per questo entrare nel merito delle teorie della fisica quantistica e  sull’influenza che la nostra buona o cattiva predisposizione può avere sulle cellule (rimando, per i più curiosi, agli affascinanti esperimenti del dott. Masaru Emoto sull’acqua): vivere in una società in cui si crescono le bambine dicendo loro che la “donna al volante è un pericolo costante“, creerà immancabilmente delle automobiliste insicure e imbranate, o delle maschiacce che “guidano come un uomo” se non corrispondono a questo stereotipo.

gioco_per_femminucce.jpgFin qui, nulla di nuovo. Eppure, nell’impedire ai maschietti di giocare con le bambole e alle femminucce di fare giochi di costruzione, si inizia a strutturare questa distanza, sviluppando una competenza piuttosto che un’altra.

A quanto pare infatti, se giocare a giochi di costruzione sviluppa le capacità manuali e matematiche, giocare con le bambole, vestirle, spogliarle, parlare con loro, affina la motricità fine e le competenze verbali. Ma c’è di più: questo tipo di attività, ci dice Lise Eliot,

rafforza le competenze emotive e sociali: preoccuparsi per gli altri, considerarli, rispondere ai loro bisogni e capire cosa provano. In altre parole, questo tipo di gioco permette lo sviluppo dell’empatia. Giocare con le bambole allena anche a comunicare, anche quando il bambino gioca da solo (molti bambini, tra i cinque e i sei anni, si parlano da soli e questo discorso privato li aiuta a gestire il loro comportamento quando sono confrontati a compiti nuovi o difficili”)“.

In pratica, privare i nostri figli maschi di questo tipo di gioco, è uno spiacevole modo per privarli anche di un’ottima occasione per sviluppare l’empatia. A cosa serva questa fantomatica empatia, ne ho parlato nel mio articolo Perché è così importante imparare a riconoscere le emozioni?, dove spiego, tra l’altro, che la capacità di verbalizzare le emozioni, di riconoscerle, stia alla base della capacità di gestirle, di evitare quindi dei comportamenti aggressivi e violenti.

Le competenze verbali sviluppate dal gioco con la bambola aiutano quindi il bambino in questo fondamentale lavoro di catalogazione delle emozioni. A questa competenza è strettamente legato anche il controllo inibitorio, ossia la capacità di autocontrollarsi restando ad esempio seduti, saper aspettare il proprio turno per parlare, riuscire a concentrarsi più a lungo: tutte attitudini generalmente più sviluppate nelle bambine rispetto ai coetanei maschi.

Siamo d’accordo, la padronanza della lingua e di se stessi non si acquisiscono solo attraverso il gioco con le bambole: tutti i giochi che spronano a raccontarsi delle storie, a mettersi nei panni di qualcun altro sono fondamentali per tale delicato apprendimento. Ma in questo contesto trovo fondamentale, al di là della provocazione e dell’inerzia che questa proposta incontrerà certamente, sradicare questo tabù che vieta ad un bambino di divertirsi con una bambola.

Alcuni commercianti dal fiuto per gli affari particolarmente sviluppato, negli Stati Uniti, hanno cominciato a vendere bambole per maschietti, intravedendo la prossima apertura di questa nicchia di mercato: bambolotti supereroi e ingegneri rendono infatti certo più accettabile per i genitori l’accettazione di questo “nuovo” paradigma. In Italia, siamo ancora forse un po’ lontani. Ma nulla ci impedisce – semplicemente – di dare ai nostri figli maschi la possibilità di giocare con le bambole che abbiamo a disposizione, cercando di proteggerli dagli attacchi esterni, che immancabilmente arriverebbero a guastare il gusto sano di questo gioco, macchiandolo con sciocchi pregiudizi inibitori.

 

 

 

Semi di meraviglia: esperienze

Siete stupendamente stupendosi! Compiti a casa per tutti.

Compitino. Oggi mettetevi in un punto della città dal quale potete osservare i passanti senza dare troppo nell’occhio, che so, la terrazza di un caffè, una panchina, la fermata di un autobus. Per ogni persona, ma proprio ognuna – non imbrogliate! – sulla quale posate lo sguardo, impegnatevi a trovare, sinceramente, qualcosa che vi piaccia. Che sia anche solo quel suo modo di camminare o di portare la borsetta, o quella inavvertita fossetta sul mento. E finché questo qualcosa non lo avete trovato, non rinunciate. Imparare l’arte dei dettagli, dell’entrare in empatia, del lasciar cadere le quotidiane abitudini alla critica o all’indifferenza, non è sempre così immediato.

IMG_7682Cinque minuti saranno sufficienti. Poi tornate domani. E dopodomani. Quando vi rendete colpo che ormai a colpo d’occhio potreste elogiare qualsiasi passante con una osservazione positiva sincera, siete pronti per la fase due: elargire complimenti gratuiti.

Da solo o in gruppo, prendete un cartone e scriveteci sopra, con la vostra più gioiosa calligrafia, “complimenti gratuiti“. Andate nella via più affollata che vi viene in mente, o in quella più romantica (evitate quelle buie e paurose che potrebbero intimidire le persone) e guardando negli occhi i passanti, dite loro quello che pensate.

Siate sinceri. Siate generosi. Dimenticate voi stessi per donarvi un istante all’altro, uomo o donna, giovane o anziano, fashion o démodé, zoppo, zozzo o zoticone che sia.

Molti non vi crederanno. Siamo in una società in cui il benessere è uno dei più redditizi business, figuriamoci se uno elargisce complimenti sinceri e gratuiti. 

Ma molti sorrideranno, se ne andranno col loro regalo, una carezza verbale che, a volte inavvertitamente, ha il potere di cambiare l’umore di una cattiva giornata.

Il gruppo di improvvisazione dei MarDéliriens l’ha fatto, e qualcosa mi dice che lo rifarà ancora, perché la cosa sorprendente dell’esperienza è che trasmettere energie positive ha lo straordinario potere di predisporre positivamente e di appagare emotivamente anche il donatore. photo_groupe

La penso in modo leggermente diverso per quanto riguarda gli elogi nell’educazione dei bambini, ma questa è un’altra storia, e ne parlerò in un altro articolo.

E fino a quel momento… senza inibizioni, posso sventatamente dichiarare che siete tutti – grandi e piccini – tutti! formidabili, meravigliosamente meravigliosi, stupendamente stupendosi e anche un tantino favolevolmente favolosi!