Per un terreno fertile

Il segreto per trascorrere una fantastica giornata in famiglia

È domenica. Fuori c’è il sole. Il profumo delle magnolie e il cinguettio degli uccellini vi fa auspicare che questa sarà una giornata idillica, per tutti i piccoli e grandi membri della  vostra famiglia. Una di quelle giornate che riconciliano col mondo, con la fatica della genitorialità, degli impegni di lavoro, del poco tempo da condividere con le persone che amate.

Oggi avete organizzato una serie di attività divertenti e sorprendenti, un pranzetto da primo premio al concorso di cucina e siete di ottimo umore: ne siete convinte, sarà una fantastica giornata in famiglia.

Peccato, ci dice la psicoterapeuta francese Isabelle Filliozat, nella sua conferenza “Crescere i bambini nella gioia“, svoltasi questo mercoledì a Bruxelles, che ci sia un errore di valutazione di partenza, in questa grande aspettativa domenicale: sarà una fantastica giornata, ma per chi? Continue reading “Il segreto per trascorrere una fantastica giornata in famiglia”

Semi di meraviglia: parole al vento

Icaro e l’uccellino. Un tradimento letterario.

Io tradisco. I miti greci. Sì, ce ne sono alcuni che amo moltissimo, se non fossero sempre marchiati da scene di violenza gratuita, vendette spietate, punizioni intergalattiche, morti efferate. Qui, il mio gioco letterario, ossia come racconto il mito di Dedalo ed Icaro al mio bambino. Puristi astenersi.

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Libri meravigliosi

Il buco. Un libro sul sentimento della mancanza. Vuoti che diventano pieni.

Il buco è un libro colorato, visualmente frizzante, pieno di spazio per gli occhi dei bambini. Eppure parla di sofferenza. Quella sofferenza che a tutte le età proviamo quando ci sentiamo diversi, quando abbiamo perso qualcosa o qualcuno di importante, quando sentiamo un vuoto inspiegabile, una mancanza incolmabile.  Continue reading “Il buco. Un libro sul sentimento della mancanza. Vuoti che diventano pieni.”

Per un terreno fertile

I capricci non esistono

Alla voce “capriccio”, il dizionario Treccani indica:

caprìccio s. m. [dall’ant. caporiccio]. – 1. a. Voglia improvvisa e bizzarra, spesso ostinata anche se di breve durata […]; fare i c., spec. di bambini, fare le bizze.

Cerco allora “bizze”:

biżża1 s. f. [etimo incerto]. – Capriccio stizzoso e di breve durata, senza serio motivo: il bambino fa le b.; non sopporto le sue bizze.

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Per un terreno fertile

Autostima e fiducia in se stessi

Il bambino è competente” è un libro illuminante. Non mi ero mai fatta la riflessione sulla differenza sostanziale tra fiducia ed autostima e le parole di Jesper Juul aprono una serie di piste pedagogiche e psicologiche che attraversano prima di tutto la comprensione delle mie dinamiche personali, ancor prima di approdare alle questioni legate al mio essere madre ed insegnante.

Fiducia ed autostima non sono sinonimi. Avere fiducia in se stessi, scrive l’autore, è giudicarsi capaci di questa o quella cosa. Avere autostima è l’apprezzarsi per come si è, accettarsi, conoscersi e volersi bene così, a prescindere dai successi ottenuti. Continue reading “Autostima e fiducia in se stessi”

Semi di meraviglia: parole al vento

Vorrei avere tante piccole orecchie per saperti ascoltare davvero.

Vorrei avere piccole orecchie in tutte le parti del mio corpo. Piccole orecchiette appiccicate agli occhi, alle mani, alla bocca (che facciano da ventosa per impedirmi di parlare prima di aver ascoltato), orecchiette (senza cime diorecchie_caleidoscopiche copie rapa) sui piedi, sotto le ascelle, tra i capelli, orecchie sulle mie orecchie, tra i denti come una foglia di insalata, tra le dita come un anello nuziale, ma soprattutto, soprattutto sul cuore. Perché lo so che nulla in te è “a casaccio”, e che quando ti agiti è perché non mi sono accorta che forse ti è caduto un microscopico pezzetto di carta con cui giocavi e non riesci più a recuperarlo, piccolo mio, o perché hai litigato col tuo amico immaginario, perché vedi e senti cose per cui le mie due vecchie orecchie raggrinzite sono troppo poche… la mia sensibilità alla percezione dei decibel troppo poco funzionale, di fronte alla tua iperricettività, la mia capacità di lasciarmi sorprendere dalle mille meraviglie che ci circondano, assopita. Tu che ti stupisci al suono della plastica che inavvertitamente ho strusciato. Tu che inarchi le ciglia per il suono di un’ambulanza in lontananza, che io manco avevo notato. Tu che trovi così terribilmente ilarante la pernacchietta che fanno le dita delle mani che fanno attrito contro le superfici o lo schiocco di un bacio tra mamma e papà. Tu che ascolti come una nenia le discussioni tra i tuoi genitori, analizzandone la melodia per capire se sorridere o fare la faccia preoccupata.orecchia_piccola

Tu mi ricordi che ho smesso di ascoltare. Che ho indossato filtri per proteggermi anche da tutto questo inquinamento sonoro, che per te invece è fonte di scoperta e di gioie auricolari. Mi ricordi che vorrei vederti inarcare le ciglia per il suono lontano di un pastore che chiama le pecore, o per il canto del gallo, o del vento tra le foglie, piuttosto che per la sirena della polizia e il clacson di automobilisti bloccati in un parcheggio.

Vorrei portarti altrove.

Vorrei avere tante piccole orecchie per sentire il mondo, meravigliosamente, come lo senti tu, amore della mamma.

Libri meravigliosi

“La Promenade de Petit Bonhomme”, una filastrocca per le vostre dita.

Premetto che si escludono, dallo scenario che segue, declinazioni erotiche (che sarebbero del tutto inappropriate in questa categoria di libri per bambini). Vi trovate rinchiusi in un ascensore per le prossime due ore. Nessun oggetto. Nessun gingillo che potrebbe aiutarvi a far passare il tempo più rapidamente, che so, un telefonino, un giornale, una penna, una pallina, un antistress, uno specchio nel quale schiacciarsi i punti neri… Una volta risolto un eventuale spettro di claustrofobia, vi accorgete che non siete soli.  Nello stesso ascensore bloccato siete in due, o in tre o persino in quattro. Di qualsiasi età voi siate, scoprite che tutti, immancabilmente, vi siete portati dietro due versatili strumenti per giocare: le vostre mani.

Come sarebbe a dire, “le vostre mani non sono un gioco?!”. E se dico morra cinese (anche conosciuto come carta, sasso, forbice)? E se dico Olio, sale e pepe? E la mano tua appoggiata alla mia, se riesco a schiaffeggiartela prima che la levi, vinco? E la montagna di mani, una sull’altra, alternate, che da sotto si appoggiano sopra e via via si impilano una sull’altra schiaffeggiando ben poco amabilmente quella in cima? (ehm… non ricordo perché questo gioco mi facesse tanto ridere…). E il gioco della scossa elettrica? (ci si prende per mano formando un cerchio; una prima persona stringe ad esempio la mano della persona alla sua sinistra, che a sua volta stringerà quella alla sua sinistra, facendo circolare sempre più rapidamente la “scossa elettrica” intorno al cerchio)… E Pari o dispari?

Le due ore trascorrono così senza nervosismi e senza panico. Grazie alla memoria dei giochi dell’infanzia, riaffiorati al momento giusto. È una gran bella cosa avere sempre a portata di mano (ahahah) tutti questi (e tanti altri) passatempo.

Trovo che oggi, avendo a disposizione tanti giochi (soprattutto tanta plastica), i bambini siano raramente invitati a esplorare questo tipo di intrattenimento per cui non si ha bisogno né di tanto spazio, né di accessori particolari.

È il motivo per il quale vi presento oggi un libro dall’idea semplice ma efficace, “promenade_petit_bonhomme2 La Promenade de Petit Bonhomme“. La trovo una divertente occasione per sensibilizzare i bambini al gioco con le mani. L’ometto di cui si fa riferimento nel titolo sono le dita della mano del narratore, che vengono invitate da un testo a mo’ di filastrocca, altrettanto semplice ed efficace, a compiere precise azioni. Le dita della mano, inizialmente certo quelle di un lettore adulto, potrebbero diventare poi quelle del bambino, attente alle indicazioni della voce narrante, o perché no, lasciate libere di inventare nuove peripezie, scivolando sui disegni ad ostacoli, affrontando in modi inaspettati un gatto gigante, mangiando un succulento pasto, inciampando sulla dunetta, saltando fossati… insomma… andando all’avventura. E un giorno le dita potrebbero essere quelle dell’adulto e del bambino, insieme, prima a saltellare tra una pagina e l’altra poi hop… fuori dalla pagina, alla scoperta del mondo. Perché sì, il vostro dito indice e il vostro dito medio formano due agilissime gambette capaci di attraversare, scavalcare, rotolare, pizzicare, schioccare, ticchettare, accavallare, accarezzare, toccare, indicare, strofinare qualsiasi angolo del pianeta. Se avete dubbi in proposito, lasciatevi guidare dai bambini. Una volta che avranno scoperto il potere camminante delle loro dita, ogni oggetto animato o inanimato sarà una magnifica superficie da calpestare.

Per questo mi piace questo libro. Perché rappresenta solo l’inizio, la prima scoperta, la prima proposta. Una porta che viene aperta per lasciare navigare l’immaginazione altrove, al di fuori del suo limitato formato cartaceo. Mi piace molto la frase finale (mi son permessa qualche licenza poetica nella traduzione), che invita ad uscire dal rassicurante contesto del libro, per inventarsi nuovi orizzonti:

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Dopo aver ben mangiato, l’ometto è spossato. Il libro allora chiudiamo, sul mio braccio cammina piano, e riposa fino a domani, stretto tra le mie mani”.

La Promenade de Petit Bonhomme: Une comptine à jouer avec la main” di Lucie Félix, purtroppo non tradotto in italiano (ma il vocabolario scelto è davvero molto semplice), è adatto ad essere letto a numerosi piccoli ascoltatori simultaneamente, poiché il testo in rima è stato stampato una volta dritto, per una lettura a due, fianco a fianco, e una volta rovesciato, per poter essere eventualmente tenuto capovolto verso l’esterno. Tanto, per le dita delle mani, nulla cambia se si saltella allegramente su una pagina rovesciata, e così, il pubblico può godersi per bene le immagini e il  narratore ditologante, può risparmiarsi acrobazie oculari.

Vi invito così, a mille spensierate passeggiate di dita coi vostri piccoli, con o senza questo libro.

Libri meravigliosi · Libri nascondino

I miei libri “nascondino” preferiti. Per lettori esploratori.

Inauguro oggi, nella categoria dei libri che destano in me meraviglia (“Libri Meravigliosi”), una nuova sottocategoria: i libri “nascondino”, quei libri cioè che invitano il lettore a ricercare attivamente elementi nascosti nella pagina, o tra le pagine o, perché no, da qualche altra parte.

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Ne ho visti alcuni davvero belli, altri hanno destato in me curiosità, altri mi hanno proprio divertito. Mi piacciono perché creano un dialogo diretto col lettore, rendendolo attore, invitandolo al gioco. In questa articolo raccolgo di volta in volta i libri recensiti sull’argomento per facilitarne la ricerca e la consultazione.

I miei libri “nascondino”:

 

Libri meravigliosi · Libri nascondino

Dov’è il lupo? Un libro “nascondino” divertente

Ho chiamato i libri nascondino, quelli che invitano il lettore a giocare con lui, proponendogli di lanciarsi nella ricerca di elementi nascosti. Ho inaugurato la sezione proprio con un libro che si chiama “Nascondino“.

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Oggi vi parlo di una pubblicazione in francese “Où est le loup ?“, che purtroppo non ho trovato in italiano, degli stessi autori de “Il libro arrabbiato“. Ne parlo comunque perché ritengo che, per la chiarezza delle immagini e il gioco davvero divertente che si svolge col piccolo lettore, valga la pena di scoprirlo a prescindere dalle conoscenze linguistiche.

Un porcellino, nonostante l’avvertimento della mamma di far attenzione al lupo, va alla ricerca del pericoloso carnivoro dei boschi. Le pagine sono tagliate in modo che, nascosto qua e là, si intraveda di volta in volta un pezzetto di quello che sembra proprio un lupo, ma proprio proprio un lupo… Girando la pagina, convinti di averlo trovato (e un po’ impauriti?), ci si accorge dell’equivoco. Si crea una simpatica suspense, un gioco attivo col lettore che viene decisamente invogliato a mettersi alla ricerca del lupo, passo passo con l’amico porcellino. E che termina con un bel gesto di generosità del porcellino e una nota triste, finestra su un punto di vista inedito sulla vita del “lupo cattivo”…

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Mi ha fatto ridere e mi ha incuriosito. Ad ogni pagina avevo voglia di vedere quale fosse la trovata successiva. E alla fine, mi ha sorpreso. Niente male per un libretto cartonato per piccoli lettori, no?