Per un terreno fertile

Sull’inutilità del cervello. O sull’importanza del movimento.

Oggi vorrei parlarvi dell’ascidia, che non è uno dei sette vizi capitali, ma un animale dal corpo a forma di sacco, vivente nel fondo del mare, ermafrodita, che ha la peculiarità di andarsi a cercare il posto dove passerà il resto della sua vita e, una volta individuato, restarci per sempre.

È dotato di un cervello e di un midollo spinale che le consentono di fare alcune valutazioni fondamentali per il suo futuro: che tipo di densità di circolazione sottomarina avviene in quel momento in quel luogo, che temperatura presenta l’acqua, la qualità del cibo. E una volta che ha ottenuto informazioni che l’aggradano, si posiziona nel posto prescelto, che rimarrà sua fissa e immutabile dimora, e si mangia il suo proprio cervello. Sì, sì – ci dice il neuroscienziato Daniel Wolpert – consapevole che il cervello non le servirà più, lo elimina. Il resto della vita, lascerà agire e comandare liberamente il suo secondo cervello, il sistema digestivo.

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