Semi di meraviglia: esperienze · Semi di meraviglia: il gioco

Il gioco delle tre figure per sviluppare l’empatia

Mi piace accorgermi, rileggendo appunti e propositi prima dell’inizio di un laboratorio, quanto le cose non vadano mai davvero come previsto. Potrebbe essere una constatazione destabilizzante, ma a me rassicura pensare che sono gli esseri umani presenti, con le loro personalità uniche, a determinare il corso delle cose, e non la mera limitata programmazione del mio cervello su un’immutabile metaforica incisione su pietra.

All’inizio di questo laboratorio (di cui parlo qui), avevo deciso di lavorare al modo diverso di vedere il mondo, considerate le diverse nazionalità presenti, per questo abbiamo iniziato l’esplorazione con dei caleidoscopi. Avevo programmato originali escursioni tra cultura e parole d’altrove, e ci siamo invece ritrovati, con gusto, a giocare con la più universale delle materie: le emozioni. Il caleidoscopio ci ha mostrato la complessità delle declinazioni dell’emozione, che è possibile cioè che persone diverse provino emozioni diverse, anche se esposte alla stessa esperienza e che persino emozioni contrastanti convivano nello stesso individuo, nello stesso istante. Abbiamo scoperto che si può provare una grande tristezza ascoltando una musica gioiosa, che piangere può essere semplicemente la dolce impronta dell’amore (quando siamo, ad esempio, tristi perché la nostra adorata cuginetta se ne torna al suo paese dopo essere passata a trovarci).Schermata 2017-12-07 alle 18.13.45

Abbiamo scoperto che in tutto questo calderone, tra l’imparare a gestire le proprie emozioni e il capire quelle degli altri, si insinua una parolina magica, di cui avevo già parlato in questo articolo: l’empatia.

Sapersi mettere nella pelle dell‘altro, anche se apparentemente molto diverso da noi, essere capaci di immaginare quello che prova, anche se non ci troviamo nella sua posizione, saper guardare alla sua alterità con la stessa meraviglia che abbiamo guardando attraverso un caleidoscopio… ciò rappresenta, a mio avviso, un bel bagaglio di competenze per il benessere personale e collettivo.

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Libri meravigliosi

Invitare il Giappone a casa vostra, con il giocoso libro “Kimono”.

Le Kokeshi (こけし) sono bambole tradizionali giapponesi in legno, senza braccia, di buon auspicio, che vengono regalate a persone speciali. Sembrerebbe che il russo Savva Mamontov le importò dal Giappone insieme ad un altro pezzo raffigurante il vecchio saggio buddista Fukurokuju – il quale conteneva al suo interno quattro figurine – e che dall’incontro di queste due ispirazioni nacque la russa matrioska.

Le Kokeshi non si sono fatte abbattere dai loro 150 anni e hanno rinnovato design e colori per adattarsi ai gusti moderni, ispirando personaggi di videogiochi e le Momji, attuali bamboline in resina contenenti un messaggio segreto all’interno. Siamo sempre più lontani dai cinque anni necessari per far seccare il legno di ciliegio necessario per la costruzione di una bambolina Kokeshi, ma i tempi che corrono, si sa, corrono rapidi e chi ha più tempo di aspettare?

Vi parlo oggi di questo oggetto tradizionale perché potrebbe essere, così come le matrioske dalla Russia, un bel regalo da portare dal Giappone ad un bambino per voi speciale.

Kimonos1Le ho riscoperte grazie a Kimono, libro illustrato di Annelore Parot. Coloratissimo, denso, di un’allegria contagiosa, la sua copertina è saltata all’occhio tra i tantissimi libri che gli facevano compagnia. Un libro per giocare, e allo stesso tempo per entrare in contatto con la cultura giapponese, la sua lingua, i suoi usi e costumi. Ogni pagina propone un gioco diverso, essenzialmente di attenzione, come trovare, ad esempio, dei dettagli a partire dai motivi sulla stoffa dei personaggi, carinissimi, senza braccia come le bamboline Kokeshi. È un libro dinamico, con tante finestre e finestrelle da aprire, girare; tattile, con alcuni elementi in sovrimpressione. Alcune pagine sono tagliate in modo da comunicare tra di loro e aggiungere un elemento sorpresa alla pagina precedente.

FullSizeRender-1Probabilmente non un libro che accompagnerà il piccolo ricevente per tutta l’infanzia – come spero facciano con mio figlio altri libri della mia biblioteca, più semplici e poetici, ma dai messaggi forti. Certamente però, una bella occasione per interessarsi in modo ludico al Giappone, una scusa, o meglio un ponte – perché no – per fare della geografia, individuando questa nazione sul mappamondo; della gastronomia, cucinando insieme del sushi; della storia, per i più grandi, per chi trova il coraggio di parlargli di Hiroshima e Nagasaki.  Potrebbe essere un bel modo di preparare un viaggio nipponico introducendo il bambino alla cultura che incontrerà a breve o, per chi resta, un modo per introdurre l’invito di un eventuale compagnuccio giapponese a casa, che potrà raccontare il suo Giappone. Può iniziare sicuramente in maniera leggera e divertente, anche con un libro così, un’educazione che invita alla curiosità verso l’altro, piuttosto che alla paura e alla riluttanza verso tutto ciò che è diverso, straniero, quindi barbaro.