Libri meravigliosi

I diritti dell’amico immaginario

Calvin è un bambino disobbediente, un po’ crudele, un po’ affettuoso, con eccessi di pigrizia o iperattività, iper creativo, iper curioso, ipersensibile, pieno di domande, di voglia di marachella. Insomma, un bambino normale.
Un bambino con un amico immaginario molto speciale, un pupazzo che in realtà è una bellissima tigre, talvolta un po’ saggia, talvolta completamente allo sbaraglio del gioco col suo inseparabile amico in carne ed ossa.
imageLa genialità della scrittura di questo fumetto sta nel fatto che, come succede nella mente dei bambini, realismo e surrealismo si confondono. I bambini sanno che il loro amico immaginario non esiste, ma questo non sminuisce in nulla la constatazione che esista davvero, che davvero giochi e parli con loro. Così il mostro che è sotto il letto sbava veramente. Le ferite che ogni tanto la tigre Hobbes gli infligge con le unghie quando si azzuffano, esistono davvero, anche se i genitori continuano a vedere un pupazzo di pezza. Insieme, vivono le più divertenti delle avventure, criticano politicamente la gestione del mondo degli adulti con osservazioni disarmanti che meritano di farci arrossire di vergogna, guardano cieli stellati ponendosi profondi quesiti filosofici e, soprattutto, rendono impossibile la vita di due bravi genitori che, però, non colgono la magia del delicato universo di questo ragazzino. Per noi lettori, semplicemente straordinario. Per i suoi genitori, un’incontenibile, certo a volte adorabile, peste.
È un invito ad abbassarsi all’altezza dei nostri bambini, un invito ad approfondire le loro paure, le loro richieste di aiuto, curiosità, problematiche, gioie.
E, soprattutto, un invito a darsi la possibilità di scivolare anche noi in quel modo di vedere il mondo, caleidoscopico, avventuroso, mai insignificante.
Se dovessi partire su Marte con un solo libro, probabilmente mi porterei un album di Calvin & Hobbes.

Devo dire che poi sono un po’ invidiosa del suo amico immaginario. Il mio, un ometto verde che nei numerosi viaggi in auto fatti nella mia infanzia, correva di fianco alla macchina operando incredibili acrobazie, non mi ha mai rivolto la parola. Forse non seguiva neanche me. Magari era l’amico immaginario di un altro. Tanto che un giorno, lo giuro, di punto in bianco, l’ho visto allontanarsi trasversale all’autostrada, ha fatto qualche piroetta ed è sparito dietro una collina. Per sempre. Non si è girato, non mi ha salutato. Mi ha reso molto triste e nei miei viaggi successivi mi sono sentita molto sola. Lo sapevo che mica potevo dire ai miei genitori che se n’era andato, che mi avrebbero presa per pazza. Come non potevo dire loro che Tobia, il nostro cane, non era proprio proprio morto, che ogni tanto veniva a trovarmi e passeggiavamo un po’ insieme…
Ogni tanto guardo ancora la linea delle colline, per vedere se magari riappare, l’omino verde, almeno per scusarsi e congedarsi come si deve.

Credo che sia giusto essere discreti, da adulti, con gli amici immaginari dei nostri bimbi. Non ridere di loro, assecondarli se chiedono di aggiungere un posto a tavola, non far finta di vederli, che mica sono scemi, lo sanno che non ci sono, ma accompagnarli nella loro rabbia, se hanno litigato e nella loro tristezza se se ne sono andati. Perché le emozioni che provano, quelle, sono proprio vere.

E il vostro amico immaginario, è ancora lì con voi o se ne è andato?

5 risposte a "I diritti dell’amico immaginario"

  1. Questo post è dolcissimo! Sai, io non ho mai avuto un amico immaginario, credo che me lo ricorderei, invece non ne ho memoria e con questo post me ne hai fatto sentire la mancanza! Se un giorno, mio figlio dovesse averne uno, sarò solo curiosa di scoprirne di più, di scoprire angoli nascosti della sua fantasia e di sicuro apparecchieró anche per lui se me lo chiederà 😍

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    1. Grazie! Io invece sono stata gelosa degli amici immaginari di altri bimbi, con il quale potevano interagire, il mio era un po’… Altezzoso ehehehheeh. Se incontri quello di tuo figlio torna a raccontarmelo, sto stilando un piccolo albo, è un tema che mi tocca tantissimo!

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  2. Il mio è ancora qui con me!
    Me lo porto nel cuore da quando a poco più di due anni sono stata ricoverata per la prima volta in ospedale e ci rimasi per 4 mesi.. mio padre mi portò un coniglietto di pezza per farmi compagnia la notte e durante le flebo, raccontandomi per anni che con lui sarei stata al sicuro come se il mio papà fosse lì con me.
    Ancora oggi quando mi torturano (è una vita che entro ed esco dagli ospedali) ho chiaro nella mia mente quel pupazzetto a cui , nei momenti di maggior sconforto parlo, e paradossalmente mi sento più serena!

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    1. Grazie per la tua condivisione! Poco fa ho visto passare in strada un coniglietto di pezza che cantava con uno strano accento poco credibile:
      “When you’re down and troubled and you need a helping hand
      and nothing, whoa, nothing is going right.
      Close your eyes and think of me and soon I will be there
      to brighten up even your darkest nights”.
      (Quando sei giù, pieno di problemi
      e hai bisogno di un aiuto
      e niente, niente va nel modo giusto
      chiudi gli occhi e pensami
      e subito io sarò là
      per illuminare anche le tue notti più buie)
      Potrebbe essere il tuo amico. Non ci restare male però: stava per scivolare su una buccia di banana e gli è scappata una parolaccia (temo che sia cresciuto un po’ anche lui…) 🙂

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  3. Non mi ricordo se da piccola avevo un amico immaginario, però mi fa piacere pensare positivo e immaginare le nostre chiacchierate durante i pomeriggi di sole oppure sotto la neve.
    Mentre scrivo queste parole sorrido e vorrei avere la stessa spensieratezza di un bambino. 🙂

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